...è tornato Broono!
(e io devo aggiornare il tpl)
novembre 28, 2003
novembre 16, 2003
novembre 15, 2003
the old lie
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Bent double, like old beggars under sacks, Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge, Till on the haunting flares we turned our backs And towards our distant rest began to trudge. Men marched asleep. Many had lost their boots But limped on, blood-shod. All went lame; all blind; Drunk with fatigue; deaf even to the hoots Of disappointed shells that dropped behind. GAS! Gas! Quick, boys!-- An ecstasy of fumbling, Fitting the clumsy helmets just in time; But someone still was yelling out and stumbling And floundering like a man in fire or lime.-- Dim, through the misty panes and thick green light As under a green sea, I saw him drowning. In all my dreams, before my helpless sight, He plunges at me, guttering, choking, drowning. If in some smothering dreams you too could pace Behind the wagon that we flung him in, And watch the white eyes writhing in his face, His hanging face, like a devil's sick of sin; If you could hear, at every jolt, the blood Come gargling from the froth-corrupted lungs, Obscene as cancer, bitter as the cud Of vile, incurable sores on innocent tongues,-- My friend, you would not tell with such high zest To children ardent for some desperate glory, The old Lie: Dulce et decorum est Pro patria mori. |
Piegati in due, come vecchi straccioni, le ginocchia rotte, tossendo come streghe, attraversammo la melma Finché non girammo la schiena all'occhio dei bengala E iniziammo a strisciare verso un lontano riposo. Marciavamo dormendo. Molti avevano perso gli stivali Ma zoppicavano comunque, coperti di sangue. Tutti gelati, ciechi; Ubriachi di stanchezza, sordi perfino al richiamo Delle bombe che ci cadevano alle spalle. GAS! Gas! Veloci! Pochi attimi di ricerca, Per metterci gli elmetti appena in tempo; Ma qualcuno ancora stava inciampando E si sbracciava come nel fuoco, o nella calce. Lo vidi appena, tra la maschera appannata e la luce verde, Come in un verde mare, annegare. In tutti i miei sogni, mi arriva davanti Si tuffa, mi cade addosso, soffoca, muore. Se in un sogno tremendo, anche tu camminassi Dietro al carro su cui lo gettammo E vedessi gli occhi bianchi sulla sua faccia Sospesa, come un diavolo stanco di peccare; Se tu sentissi a ogni sobbalzo il sangue Gorgogliare dai suoi polmoni marciti Osceno come un cancro, amaro come pus Di orrende piaghe incurabili, su lingue innocenti, Amico mio, non racconteresti con tutta quella boria A bambini che implorano un po' di disperata gloria L'antica bugia: Dulce et decorum est Pro patria mori. |
agosto 05, 2003
all the bags are packed, I'm ready to go...
Nell'ultimo periodo ho bloggato pochino, è vero, ma è stato per una buona causa, quella di poter smettere di bloggare ancora più a lungo.
Finiti tutti i lavori, o comunque lasciati in uno stato in cui potranno essere ripresi in mano senza troppe difficoltà (speriamo) al nostro ritorno, si parte. La macchina è già carica, i Km in preventivo sono circa duemila.
.
.
.
Quindi se domattina la trovo aperta ho una lista di sospetti :-).
Nel frattempo, questo blogghino ha compiuto (il 28 luglio) il suo primo anno di vita, il che mi colloca automaticamente nei bloggers senior, e quindi d'ora in avanti sarò autorizzato a stracciare le balle.
A chi passa di qui per la prima volta: torno tra un po', guardati intorno e mettiti a tuo agio.
A chi passa ogni tanto, o spesso, beeep sul naso, tipo scena finale di Dogma.
Finiti tutti i lavori, o comunque lasciati in uno stato in cui potranno essere ripresi in mano senza troppe difficoltà (speriamo) al nostro ritorno, si parte. La macchina è già carica, i Km in preventivo sono circa duemila.
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Quindi se domattina la trovo aperta ho una lista di sospetti :-).
Nel frattempo, questo blogghino ha compiuto (il 28 luglio) il suo primo anno di vita, il che mi colloca automaticamente nei bloggers senior, e quindi d'ora in avanti sarò autorizzato a stracciare le balle.
A chi passa di qui per la prima volta: torno tra un po', guardati intorno e mettiti a tuo agio.
A chi passa ogni tanto, o spesso, beeep sul naso, tipo scena finale di Dogma.
luglio 15, 2003
luglio 12, 2003
On ne danse pas plus en rond.
d'Avignon
on y danse,
on y danse
Sur le pont
d'Avignon
On y danse
tous en rond.
Avignone il fiume che passa fuori delle mura bianche, Avignone i parcheggi che al disgelo diventano fiume anche loro. Avignone il Palazzo dei Papi, che ai bei tempi si sentiva la puzza della merda papale giù per la collina da ben lontano. Avignone la chiesa di Notre Dame du Rocher, dove ho fatto una delle più belle foto che mai. Avignone il Rodano che si divide in due con l'isola della Bartolaccia nel mezzo, Avignone il suo Ponte, che si è diviso in due secoli fa e han pensato che restasse così, tanto.
Avignone la roggia dei mulini e le casine a due piani e le botteghine alternative e i bar. Avignone e gli Arabi, merguez, k'bab, felafel e i greci, moussaka, pita, suvlaki, baklava, e gli Avignonesi, che dicono "ciao" e "sì" e l'Oc e l'Oil e il Provenzale (Prouvenço). Avignone e le rocce bianche sulla strada per Marsiglia e i colli pieni di grano e lavanda su quella per Salon.
Avignone una coppia di Slovacchi, lei soprano che parlava nell'Italiano dell'opera (Je viv... vi... vissi d'arte vissi d'amore vissi, io vissi in ...), lui vivacchiava commerciando macchine usate tra l'Italia e il paese. Altri due anni di quella vita e avrebbero potuto comprare una casa. Buon business, ma troppi Peru.
Avignone un cinema indipendente che si chiama Utopia, che festeggiava i suoi primi venticinque anni, e tutti a fare una festa in costume, e due turisti che si trovano una fetta di torta in mano e un bicchiere di vino e mille sorrisi e la notte a parlare di cinema.
Avignone e un loft di 70 mq alto otto metri con le pareti affrescate e il camino, in vendita al prezzo di un monolocale qui. (uno dei miei rimpianti)
Avignone Place Crillon, con la stradina nel mezzo, i caffé dalle parti e il profumo delle baguette alle sei di sera.
Avignone chissà come se la passano i grafici qui, vedessi mai.
Avignone un presidio davanti al comune, un volantino (non si danno i volantini ai turisti comuni), lo leggo "mais alors vous etes compagnes" "ouè" sorrisone, no pugno alzato, sì bicchiere di vino (e giù trincare).
Avignone il festival quello grande, con gli spettacoli ovunque, Avignone il festival piccolo, off, con gli spettacoli più che ovunque, e i manifesti abusivi legati con lo spago ai pali per strada, inghirlandati gli uni con gli altri. Avignone un salotto un po' più grande con quindici sedie che diventa teatro.
Avignone che diventa tutta, teatro. Avignone che recita, Avignone che canta, suona, balla, piange, ride, per quei quindici giorni su un palcoscenico purchessia.
Avignone che quest'anno teatro non lo è, perché gli attori si sono incazzati. Il mestiere dell'attore è quello di esistere quando serve, a intermittenza.
E quando non serve, quando non ci sono spettacoli ?
Teoricamente cazzi suoi, tanto è artista, gli piace starsene in una soffitta a fare il maudit.
Maudit la bite (la fava), se mi permettete. Les Intermittents quest'anno scendono in piazza, e non salgono sul palco.
Quindi niente festival. Lo spettacolo è finito, andate a casa, non c'è niente da vedere. E si sa come sono i Francesi quando decidono di far sciopero.
Avanti così, compagnes. A proposito, in Italia siamo esattamente nella stessa situazione.
luglio 03, 2003
Italiano Pizza Spaghetti Baggio Berlusconi Kapò
Non credo di avere parole. E io che pensavo di andare all'estero.
Menomale che chi incrocio mi scambia per Portoghese se sono in Spagna, per Austriaco se sono in Germania, per Tedesco se sono in Austria... Tutto tranne che italiano.
Ho sempre pensato che fosse buffo, ma non avrei mai creduto che sarebbe potuto diventare un sollievo.
un attimo di silenzio
Bicchierone di latte gelato, biscotti, ventilatore, un film cretino.
Praticamente uno dei cento modi di intendere il paradiso.
Praticamente uno dei cento modi di intendere il paradiso.
disaggregatemi, please
L'ho già detto, e lo ripeto volentieri (anche se so che non servirà a un cazzo, occupati come siete a guardare i vostri splendidi viddrichi).
A me quella dei blog aggregators pare una sublime stronzata.
E lo dico da lettore esperto di blog. E da webbaro altrettanto esperto. Forse anche un filino di più.
Intendiamoci, non c'è niente di male a parlare di web semantico.
O di ontologie.
O di strumenti di aggregazione di news.
O di quel cazzo che si vuole.
Ma siamo sicuri che sia utile aggregare dei blog ?
Ho capito che "il mezzo è il messaggio". Lo faccio di mestiere.
Ma mi piacciono i blog proprio per questo.
C'è della gente dentro, cazzo.
E non è per la mia maggiore comodità che ho voglia di un aggregatore.
Mi piace proprio saltare da uno all'altro, in libertà.
Cambiando strada tutti i giorni.
Come quando si vive in un quartiere popolato di gente che tutto sommato ti piace, e oggi ti fermi da uno, e oggi dall'altro, e magari ci scambi due chiacchiere, e quello ti presenta un amico.
Come dici ? Sarebbe "futile" ?
Certo che lo è, cazzo, TUTTO su internet è futile, non si era ancora capito ?
E'l'imperfezione, l'umanità, la futilità che muove questo fenomeno. Che muove me e te.
Lo so che l'aggregatore mi farebbe guadagnare dieci minuti al giorno, presentandomi quello che m'interessa lì, già bello pronto, Really Simply Streamed.
Ma io, per Dio, quei dieci minuti non li voglio risparmiare.
Possibile che non lo capisci ?
Ho capito che potrei avere gli ultimi post di cinquecento blog, a disposizione.
Ma io non risco a gestire più di dieci, quindici persone IRL, come faccio a gestire cinquecento persone ? A gustare il sottile piacere di farmi i fatti loro ? Il sublime reality show, fatto da volontari.
E diamoci un bel taglio, una volta per tutte.
Lo vuoi proprio sapere cosa ne penso ? Apri il codice di questa pagina, e dai un'occhiata in <head>, tra i <meta> tag.
Sorpreso ?
A me quella dei blog aggregators pare una sublime stronzata.
E lo dico da lettore esperto di blog. E da webbaro altrettanto esperto. Forse anche un filino di più.
Intendiamoci, non c'è niente di male a parlare di web semantico.
O di ontologie.
O di strumenti di aggregazione di news.
O di quel cazzo che si vuole.
Ma siamo sicuri che sia utile aggregare dei blog ?
Ho capito che "il mezzo è il messaggio". Lo faccio di mestiere.
Ma mi piacciono i blog proprio per questo.
C'è della gente dentro, cazzo.
E non è per la mia maggiore comodità che ho voglia di un aggregatore.
Mi piace proprio saltare da uno all'altro, in libertà.
Cambiando strada tutti i giorni.
Come quando si vive in un quartiere popolato di gente che tutto sommato ti piace, e oggi ti fermi da uno, e oggi dall'altro, e magari ci scambi due chiacchiere, e quello ti presenta un amico.
Come dici ? Sarebbe "futile" ?
Certo che lo è, cazzo, TUTTO su internet è futile, non si era ancora capito ?
E'l'imperfezione, l'umanità, la futilità che muove questo fenomeno. Che muove me e te.
Lo so che l'aggregatore mi farebbe guadagnare dieci minuti al giorno, presentandomi quello che m'interessa lì, già bello pronto, Really Simply Streamed.
Ma io, per Dio, quei dieci minuti non li voglio risparmiare.
Possibile che non lo capisci ?
Ho capito che potrei avere gli ultimi post di cinquecento blog, a disposizione.
Ma io non risco a gestire più di dieci, quindici persone IRL, come faccio a gestire cinquecento persone ? A gustare il sottile piacere di farmi i fatti loro ? Il sublime reality show, fatto da volontari.
E diamoci un bel taglio, una volta per tutte.
Lo vuoi proprio sapere cosa ne penso ? Apri il codice di questa pagina, e dai un'occhiata in <head>, tra i <meta> tag.
Sorpreso ?
luglio 01, 2003
giugno 30, 2003
e oggi si consegna
CD masterizzato
presentazione scritta e impaginata (si stampa mañana)
lettera di accompagnamento OK
...inviare good vibrations, please :-)
presentazione scritta e impaginata (si stampa mañana)
lettera di accompagnamento OK
...inviare good vibrations, please :-)
giugno 29, 2003
Vezzeggiativi a chi ?
Correggo la Mimmina:
il toscano "medio", che non esiste, non dà vezzeggiativi e diminutivi tanto per fare, e anzi un "oh, pallino" ben piazzato è foriero di una grandinata di nocchini sul capino.
La quale grandinata, nonostante il diminutivo addirittura doppio, di solito è in grado di metterti in lista per settimane tre all'ortopedico salvo complicazioni.
il toscano "medio", che non esiste, non dà vezzeggiativi e diminutivi tanto per fare, e anzi un "oh, pallino" ben piazzato è foriero di una grandinata di nocchini sul capino.
La quale grandinata, nonostante il diminutivo addirittura doppio, di solito è in grado di metterti in lista per settimane tre all'ortopedico salvo complicazioni.
giugno 21, 2003
giugno 20, 2003
Esistono i grandi che sono grandi dalla nascita, e a volte ti sembra che ti osservino e ti giudichino severamente dal loro piedistallo. Certe volte riesci a scalare il piedistallo e sopra ci trovi solo un omiciattolo pavido con un megafono molto molto potente, come il mago di Oz.
Poi ci sono quelli che il piedistallo non lo hanno mai voluto, o magari ne hanno anche sentito il richiamo, l'hanno provato e hanno deciso che non faceva per loro. Su un piedistallo non ti puoi muovere più di tanto.
Lui è uno di questi, uno che si è fatto largo nella vita.
E racconta storie, prima a un gruppo di privilegiati, e adesso a tutti.
Ci ha raccontato prima Timor, poi Genova, come Leonardo, e poi Cuba, come Pocobene, e la Colombia, come (forse) nessun altro. Ogni tanto lo incontro, su qualche giornale o in tv, e quando mi capita di riconoscerlo, mi viene spontaneo chiamarlo per nome, come una persona che conosco da tempo.
Internet è diventata ancora un po'più piccola, adesso che lo trovo anche qui.
giugno 19, 2003
le giornate d'uno scrutatore
(che sarebbe poi di un segretario, ma vuoi mettere)
Un paese, piccolo. Accompagnato da un ruscello e diviso in due da un ponte che nemmeno si vede.
Di qua, l'ultimo quartiere di periferia, di là il primo paese della campagna.
Oh, Campagna Toscana Doc, mica cazzi.
Un po' più in qua, l'autostrada, un po' più un là, un viale di tigli. Oltre, il Chianti.
Un paese, come tanti, fatto più o meno da una strada sola, separato dalla città dalla famosa salita (detta colle dei moccoli, fattelo sotto al sole e capirai) dove Gino diventò Bartali. Intendiamoci: poco più in là ci sono anche i condomini e le villette, ma non sono essenziali per l'economia della storia.
Sulla strada, casine basse dall'intonaco incerto, ingrigito dal passaggio delle auto (sono casine strade e intonaci progettati per il carretto, quelli); il bar, la gelateria, la pizza a taglio e poi basta, perchè è domenica e magari possono anche essere tutte banche, ma chi se ne accorge.
E mentre cerchi un pacchetto di sigarette, che data l'affluenza c'è poco più da fare che fumare, o leggere il giornale se non che l'ho letto tutto tre volte, te le immagini con le insegne di trenta, quaranta, magari cinquant'anni fa, "olio e vino", "frutta e verdura". Cose banali, mica "E allora mango", stronzetti.
Ah, e ovviamente il Circolo, leggasi Casa del Popolo, prossimamente Nedo e l'orchestra La Nuova Guardia. Prossimamente, poi: chissà di quando è quel manifesto. Un tantino in disarmo.
E le stesse persone che vengono o già sono venute a votare, la Sita che riporta gli anziani dal mare o da dove e arrivano in mucchio, tutti in cima al colle, nella scuola, a votare, sorridenti e arrostiti. E mentre aspettano diligenti o consegnano le schede si salutano tutti: le donne per nome, gli uomini per cognome, e magari chiedono come sta andando (e noi allarghiamo le braccia: sa signora, siamo al quindici) che il mi nipote ha ventun'anno e fa l'operaio.
La scuola tra gli alberi, in cima a un'erta che a momenti ci lascio la frizione (o a una scalinata maestosa da 170 scalini, scegliere: ascensore nix), nel posto dove, normalmente, si mette la chiesa, o il castello, con vista su tutta la valle, sulle casine, sui condomini, sul nastrino silenzioso e fermo dell'autostrada (tutti in coda sotto al sole per andare al mare); oltre le colline di San Donato, dell'Impruneta, il Chianti. Il temporale che arriva, ci gira intorno e poi ci prende in pieno, dopo un mese di secco.
La scuola con le foto dei bambini e i poster con le foto e i disegni e i pensierini dell'ultima gita.
quando ho visto gli orsi ho avuto un pochino di paura ma non l'ho fatto vedere
E io, che in mancanza di meglio, mi ciuccio il mio ghiacciolino di appartenenza.
(che sarebbe poi di un segretario, ma vuoi mettere)
Un paese, piccolo. Accompagnato da un ruscello e diviso in due da un ponte che nemmeno si vede.
Di qua, l'ultimo quartiere di periferia, di là il primo paese della campagna.
Oh, Campagna Toscana Doc, mica cazzi.
Un po' più in qua, l'autostrada, un po' più un là, un viale di tigli. Oltre, il Chianti.
Un paese, come tanti, fatto più o meno da una strada sola, separato dalla città dalla famosa salita (detta colle dei moccoli, fattelo sotto al sole e capirai) dove Gino diventò Bartali. Intendiamoci: poco più in là ci sono anche i condomini e le villette, ma non sono essenziali per l'economia della storia.
Sulla strada, casine basse dall'intonaco incerto, ingrigito dal passaggio delle auto (sono casine strade e intonaci progettati per il carretto, quelli); il bar, la gelateria, la pizza a taglio e poi basta, perchè è domenica e magari possono anche essere tutte banche, ma chi se ne accorge.
E mentre cerchi un pacchetto di sigarette, che data l'affluenza c'è poco più da fare che fumare, o leggere il giornale se non che l'ho letto tutto tre volte, te le immagini con le insegne di trenta, quaranta, magari cinquant'anni fa, "olio e vino", "frutta e verdura". Cose banali, mica "E allora mango", stronzetti.
Ah, e ovviamente il Circolo, leggasi Casa del Popolo, prossimamente Nedo e l'orchestra La Nuova Guardia. Prossimamente, poi: chissà di quando è quel manifesto. Un tantino in disarmo.
E le stesse persone che vengono o già sono venute a votare, la Sita che riporta gli anziani dal mare o da dove e arrivano in mucchio, tutti in cima al colle, nella scuola, a votare, sorridenti e arrostiti. E mentre aspettano diligenti o consegnano le schede si salutano tutti: le donne per nome, gli uomini per cognome, e magari chiedono come sta andando (e noi allarghiamo le braccia: sa signora, siamo al quindici) che il mi nipote ha ventun'anno e fa l'operaio.
La scuola tra gli alberi, in cima a un'erta che a momenti ci lascio la frizione (o a una scalinata maestosa da 170 scalini, scegliere: ascensore nix), nel posto dove, normalmente, si mette la chiesa, o il castello, con vista su tutta la valle, sulle casine, sui condomini, sul nastrino silenzioso e fermo dell'autostrada (tutti in coda sotto al sole per andare al mare); oltre le colline di San Donato, dell'Impruneta, il Chianti. Il temporale che arriva, ci gira intorno e poi ci prende in pieno, dopo un mese di secco.
La scuola con le foto dei bambini e i poster con le foto e i disegni e i pensierini dell'ultima gita.
quando ho visto gli orsi ho avuto un pochino di paura ma non l'ho fatto vedere
E io, che in mancanza di meglio, mi ciuccio il mio ghiacciolino di appartenenza.
giugno 15, 2003
giugno 07, 2003
giugno 05, 2003
giugno 04, 2003
Sera, le 10,30 più o meno... in strada dei lavori, delle transenne per incanalare il traffico. Dalla finestra uno sferragliare violento, un motorino con due ragazze sopra è andato a sbatterci contro, le due sono cadute malamente. Si raccoglie un capannello.
Vedo le ragazze in terra, dieci secondi e sono sempre lì, allungo una mano sul telefonino sul tavolo, e chiamo il 118. Nonostante il capannello, ero il primo (non che si vinca un premio).
"Pronto ? senta, ci sarebbe bisogno di un'ambulanza, qui in Via X all'incrocio con Viale Y, c'è una ragazza caduta con il motorino, è in terra..."
"bene gliela mando subito, mi raccomando, non toglietele il casco"
"vede, sono alla finestra, non posso fare molto"
passano sette, otto minuti; la ragazza grida per il dolore, o per la paura, o probabilmente per tutte e due le cose. C'è un marciapiede di cemento piuttosto alto, separato dalla strada da delle transenne, fisse, in metallo... si devono chiamare 'salvapedoni' o qualcosa del genere. Andarci a sbattere contro fa male, e lei è proprio finita lì. Ahia.
Laura sbianca, si copre di sudore e si sdraia sul letto, dalla strada continuano ad arrivare grida, strozzate. Nella sfiga complessiva, è almeno un segno che è cosciente.
In tutto questo, quattro cinque persone cercano di assisterla, MENTRE UN'ALTRA DOZZINA DI PASSANTI, DAL MARCIAPIEDE, APPOGGIATA AL "SALVAPEDONI" COME ALLA RINGHIERA DI UN BALCONE, STA A GUARDARE LA SCENA.
Mancava la famigliola col gelato in mano e poi la scenetta era completa.
Ora, non è per fare l'anima bella, ma checcazzo.
Arriva l'ambulanza, si dirada il capannello. Occazzo, le ragazze sono due. Stanno lì una mezz'ora abbondante e poi le portano via. Auguri.
E poco alla volta, il pubblico si disperde.
Sta cominciando l'estate.
Vedo le ragazze in terra, dieci secondi e sono sempre lì, allungo una mano sul telefonino sul tavolo, e chiamo il 118. Nonostante il capannello, ero il primo (non che si vinca un premio).
"Pronto ? senta, ci sarebbe bisogno di un'ambulanza, qui in Via X all'incrocio con Viale Y, c'è una ragazza caduta con il motorino, è in terra..."
"bene gliela mando subito, mi raccomando, non toglietele il casco"
"vede, sono alla finestra, non posso fare molto"
passano sette, otto minuti; la ragazza grida per il dolore, o per la paura, o probabilmente per tutte e due le cose. C'è un marciapiede di cemento piuttosto alto, separato dalla strada da delle transenne, fisse, in metallo... si devono chiamare 'salvapedoni' o qualcosa del genere. Andarci a sbattere contro fa male, e lei è proprio finita lì. Ahia.
Laura sbianca, si copre di sudore e si sdraia sul letto, dalla strada continuano ad arrivare grida, strozzate. Nella sfiga complessiva, è almeno un segno che è cosciente.
In tutto questo, quattro cinque persone cercano di assisterla, MENTRE UN'ALTRA DOZZINA DI PASSANTI, DAL MARCIAPIEDE, APPOGGIATA AL "SALVAPEDONI" COME ALLA RINGHIERA DI UN BALCONE, STA A GUARDARE LA SCENA.
Mancava la famigliola col gelato in mano e poi la scenetta era completa.
Ora, non è per fare l'anima bella, ma checcazzo.
Arriva l'ambulanza, si dirada il capannello. Occazzo, le ragazze sono due. Stanno lì una mezz'ora abbondante e poi le portano via. Auguri.
E poco alla volta, il pubblico si disperde.
Sta cominciando l'estate.
giugno 02, 2003
aprile 02, 2003
aprile 01, 2003
marzo 27, 2003
marzo 12, 2003
Due considerazioni, amare entrambe.
la prima
Ogni tanto, tendo a dimenticarmi di fare un mestiere invidiato, desiderato all'inverosimile e quindi popolato da stronzi.
E' vero, l'ho voluto anch'io, da bambino era tra le possibili candidature, insieme al cuoco e al manovratore di ruspa. (Avevo una bellissima ruspa di plastica gialla tutta snodata, del resto). Poi dai me ne sono dimenticato dai cinque ai venticinque anni. E poi è arrivato per caso, cogliendomi quasi del tutto impreparato.
E ho dovuto fare della bella fatica per rimettermici in pari, perché nel frattempo la vita succede lo stesso, e dopo cinque o sei anni sono ancora agli inizi. Ma non sono ancora finito sotto padrone, ed è già qualcosa.
Stronzi quelli che vogliono arrivarci, e sono pronti a tutto pur di farlo. Stronzi perché arrivisti fino alla punta delle dita. Stronzi perché non perdete occasione di far vedere al prossimo contatto quanto siete fichi, lanciando merda addosso a chiunque vi capiti a tiro. Poverini, non avete ancora capito un cazzo della vita.
Stronzi quelli che sono arrivati perché hanno dovuto dar via tutto il culo che potevano per arrivarci, e ora hanno una gran voglia di farla pagare...
E stronzo io che ancora sono convinto che sia "solo" un lavoro, e che mi ostino a non misurare la gente dall'impiego prestigioso.
Non sono "in", è evidente. Forse dovrei cominciare a organizzarmene un altro.
E meno male che il blog è in noarchive/nofollow, perché essere primi su Google con "stronzi" non è certo il massimo della vita.
la seconda
La notizia è rimbalzata dalle agenzie, ai giornali online, ai telegiornali, e domani sarà su tutti i giornali, perché e PERFETTA per la cronaca.
Come un buon cocktail, ha tutti gli ingredienti essenziali: internet, p e d o f i l i a, p o r n o g r a f i a , peer-to-peer, s u i c i d i o, famiglie distrutte che chiedono giustizia, ghiaccio e fettina d'arancia.
Io non entro nel merito, ho solo quattro cose da dire.
uno: prima di buttarsi, ci si vede già nei giornali ?
due: qualcuno spieghi una buona volta - magari installandogli W i n M X sotto agli occhi - ai giornalisti cosa significa peer to peer, o prima o poi ne picchio uno a caso (lei è giornalista ? sì. soc bim paf eccetera). Non è possibile che nel duemilacazzotre qualcuno percepisca uno stipendio per scrivere: "Per rendere più difficile la tracciabilità delle utenze, era stato studiato un sistema che faceva passare da una connessione all'altra i pedofili informatici."
tre: qualcuno spieghi anche cosa significa open relay, già che ci siamo. E faccia due o tre lezioncine su come rinominare un file e quali sono le conseguenze. Se poi ci mettesse dentro anche due cenni sui metadata, sarebbe perfetto.
quattro è ovviamente già partito il sondaggino, ma è inutile chiedersi cosa possa essere scattato in quella testa. La soluzione a queste domande, è qui.
Tanto, prima o poi dovevamo arrivarci.
la prima
Ogni tanto, tendo a dimenticarmi di fare un mestiere invidiato, desiderato all'inverosimile e quindi popolato da stronzi.
E' vero, l'ho voluto anch'io, da bambino era tra le possibili candidature, insieme al cuoco e al manovratore di ruspa. (Avevo una bellissima ruspa di plastica gialla tutta snodata, del resto). Poi dai me ne sono dimenticato dai cinque ai venticinque anni. E poi è arrivato per caso, cogliendomi quasi del tutto impreparato.
E ho dovuto fare della bella fatica per rimettermici in pari, perché nel frattempo la vita succede lo stesso, e dopo cinque o sei anni sono ancora agli inizi. Ma non sono ancora finito sotto padrone, ed è già qualcosa.
Stronzi quelli che vogliono arrivarci, e sono pronti a tutto pur di farlo. Stronzi perché arrivisti fino alla punta delle dita. Stronzi perché non perdete occasione di far vedere al prossimo contatto quanto siete fichi, lanciando merda addosso a chiunque vi capiti a tiro. Poverini, non avete ancora capito un cazzo della vita.
Stronzi quelli che sono arrivati perché hanno dovuto dar via tutto il culo che potevano per arrivarci, e ora hanno una gran voglia di farla pagare...
E stronzo io che ancora sono convinto che sia "solo" un lavoro, e che mi ostino a non misurare la gente dall'impiego prestigioso.
Non sono "in", è evidente. Forse dovrei cominciare a organizzarmene un altro.
E meno male che il blog è in noarchive/nofollow, perché essere primi su Google con "stronzi" non è certo il massimo della vita.
la seconda
La notizia è rimbalzata dalle agenzie, ai giornali online, ai telegiornali, e domani sarà su tutti i giornali, perché e PERFETTA per la cronaca.
Come un buon cocktail, ha tutti gli ingredienti essenziali: internet, p e d o f i l i a, p o r n o g r a f i a , peer-to-peer, s u i c i d i o, famiglie distrutte che chiedono giustizia, ghiaccio e fettina d'arancia.
Io non entro nel merito, ho solo quattro cose da dire.
uno: prima di buttarsi, ci si vede già nei giornali ?
due: qualcuno spieghi una buona volta - magari installandogli W i n M X sotto agli occhi - ai giornalisti cosa significa peer to peer, o prima o poi ne picchio uno a caso (lei è giornalista ? sì. soc bim paf eccetera). Non è possibile che nel duemilacazzotre qualcuno percepisca uno stipendio per scrivere: "Per rendere più difficile la tracciabilità delle utenze, era stato studiato un sistema che faceva passare da una connessione all'altra i pedofili informatici."
tre: qualcuno spieghi anche cosa significa open relay, già che ci siamo. E faccia due o tre lezioncine su come rinominare un file e quali sono le conseguenze. Se poi ci mettesse dentro anche due cenni sui metadata, sarebbe perfetto.
quattro è ovviamente già partito il sondaggino, ma è inutile chiedersi cosa possa essere scattato in quella testa. La soluzione a queste domande, è qui.
Tanto, prima o poi dovevamo arrivarci.
marzo 10, 2003
A guerra preventiva. resa preventiva
Londra, 20:50
Iraq, spaventati per esercitazione si arrendono a parà Gb
Una decina di soldati iracheni si sono 'arresi' davanti ad un gruppo di parà britannici impegnati in un'esercitazione. Gli iracheni sono avanzati verso di loro attraverso il confine kuwaitiano, con le mani in alto e la bandiera bianca. A poca distanza dalla zona dell'esercitazione, oltre la recinzione che delimita la zona smilitarizzata tra l'emirato e l'Iraq, un plotone di soldati di Saddam aveva sentito l'artiglieria britannica sparare alcuni colpi, aveva creduto che la guerra fosse iniziata e si è consegnato prima di essere fatto a pezzi nelle trincee.
(red)
Una minaccia per la civiltà occidentale ?
Londra, 20:50
Iraq, spaventati per esercitazione si arrendono a parà Gb
(red)
Una minaccia per la civiltà occidentale ?
In morte di un luogo della memoria.
"Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire."
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
Franco, il mese scorso, ha scritto un bel post nel suo blog sulla chiusura della libreria Marzocco. Non avevamo ancora finito di asciugarci gli occhi per la fine ingloriosa, soffocata dai debiti e dallo sfratto (per far posto, ovviamente all'ennesima boutique dello stracciaiolo di lusso) della Seeber di via Tornabuoni, ormai ridotta da strada simbolo della fiorentinità altoborghese ad un mall a cielo aperto per shopping di lusso.
Per restare nella stessa strada, il primo ad andarsene è stato Ceccherini, storico quanto (diciamolo) antipatico negozio di strumenti musicali che però ha avuto la fortuna di spostarsi di poche centinaia di metri per lasciare il posto a Hermes, poi è stata la volta di Giacosa, l'inventore del Negroni, mica palle, che si è dovuto fare in là per i jeans strappati di Roberto Cavalli (glieli strappa con delle frese un tale di Treviso, giuro).
Il nostro concittadino stilista dalla chioma argentea ha però magnanimamente deciso di ospitare il bar nella sua boutique, dedicandogli uno spazio, ovviamente in stile, con le seggioline zebrate. Culo.
Ormai resiste solo il Procacci, con il banco di marmo, e le guantierine ricolme di panini tartufati e al consommé appena preparati, antesignano d'elite dell'happy hour a base di sottaceti, maccheroni freddi scotti e risi conditi con la maionese, da accompagnare a cazzate varie più o meno alcooliche ed allungate. Ma per quanto ancora?
Io già mi incazzai quando chiuse la libreria Cima, un ambiente bellissimo (ancorché fighetto) pre-boom della new economy, dotato di internet point e di caffetteria - DADA occupava i locali adiacenti quindi la connettività non era un problema. Esperimento fallito, forse perché troppo avanti con i tempi, di libreria come spazio culturale 'aperto'.
Il Marzocco, dicevo. Eccolo qui, il simbolo di Firenze, protetta dal leone di San Marco. Il fatto che il patrono della città poi sia San Giovanni Battista è del tutto accessorio ai fini dell'economia della storia.
L'originale, di Donatello, è al museo del Bargello, mentre alla libreria Marzocco, nel salone centrale, detto appunto "Sala del Leone", c'è una riproduzione.
L'importanza del Marzocco per chiunque a Firenze abbia frequentato le regie scuole, di ogni ordine e grado, l'ha espressa perfettamente Franco. Io ci ho trovato tutto quello di cui mai posso aver avuto bisogno (e non sono uno facile). La vita a deux con un'ex studentessa di filosofia mi ha fatto vedere il resto. Ho visto commessi sparire per mezze ore in cerca di un introvabile saggio di ermeneutica, e riemergere (da dove?) sventolando l'ultima copia rimasta (l'ultima copia dell'emisfero boreale, si intende). Se un libro al Marzocco non c'é, probabilmente non esiste.
Oppure, un commesso forse non particolarmente sorridente ma sicuramente preparato te lo fa avere in quindici giorni al massimo.
Io, e lo dico con un certo orgoglio di amante dei libri, ho lavorato in una libreria.
Precisamente, dalla concorrenza: l'altra 'grande libreria antica' di Firenze: Le Monnier. Faceva parte dei lavoretti 'stagionali' che si facevano per mettere insieme qualche soldo andare da luglio a settembre a stivare nel magazzino le decine di migliaia di libri scolastici che poi, in un rush pauroso avremmo venduto alle torme di ragazzini all'apertura delle scuole. Alla fine, l'esperienza mi è fruttata un basso e una chitarra, e un certo feeling per le librerie, dovuto anche al fatto che, "sapendoci fare", mi facevano stare "al pubblico" e vendere anche i libri "normali".
Il Marzocco, per noi, era l'esempio da seguire, e gli impiegati ci raccontavano storie di efficienza austroungarica.
Negli ultimi anni, però, i segni della crisi si cominciavano a vedere. La concorrenza delle più moderne librerie generaliste era incalzante e il 'business model' della libreria dove vai, prendi un libro ed esci (magari dopo aver pagato) senza:
a) sederti su un divano a leggerne un po'
b) prendere un caffé
c) collegarti ad internet
d) ascoltare qualche CD
era chiaramente perdente.
Il "qui non dura altri sei mesi" è arrivato quando è chiuso il reparto scientifico ed è stata aperta una sezione dove venivano radunati i fondi invenduti (ed invendibili) con sconto al 70% per fare cassa.
Bene, adesso ci siamo, e la brutta notizia me l'ha data proprio Franco.
Ma una libreria del genere non chiude dall'oggi al domani. C'è, ci deve essere, una lunga agonia, la morte del gigante deve essere triste e disonorevole, è scritto in tutte le storie.
Ci siamo stati sabato, e la tristezza è indescrivibile. Gli scaffali quasi vuoti, la libreria svende tutto al 30% anche li' per fare cassa e pagare i debiti e gli ultimi stipendi, piena di gente, forse per curiosità, forse per l'occasione, forse per aiutare (è anche possibile, qui siamo così).
Alla cassa, nonostante la coda, abbiamo chiesto alle cassiere che ne sarebbe stato di tutto ciò, di loro. "Non c'e' che sperare, magari trovare un'altra libreria che assume, ma è difficile", ci hanno risposto.
Anche noi abbiamo fatto il nostro dovere e, andandocene con qualche chilo di libri in più e più di cento euro in meno, ci chiedevamo se il nostro era un'atto di sciacallaggio o un estremo atto di amore. Forse l'unica cosa che si può fare, abbiamo concluso.
Non l'unica, in effetti:
giovedì 13, dalle 12 alle 14 c'è una specie di festa di addio, cui interverranno docenti universitari, amministratori, scrittori, lettori e clienti per 'vedere cosa si può fare', e avviare una raccolta di firme a sostegno della libreria.
Io ci sarò. I fiorentini e toscani che ogni tanto leggono questo blog provino, se possono, a esserci.
"Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire."
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
Franco, il mese scorso, ha scritto un bel post nel suo blog sulla chiusura della libreria Marzocco. Non avevamo ancora finito di asciugarci gli occhi per la fine ingloriosa, soffocata dai debiti e dallo sfratto (per far posto, ovviamente all'ennesima boutique dello stracciaiolo di lusso) della Seeber di via Tornabuoni, ormai ridotta da strada simbolo della fiorentinità altoborghese ad un mall a cielo aperto per shopping di lusso.
Per restare nella stessa strada, il primo ad andarsene è stato Ceccherini, storico quanto (diciamolo) antipatico negozio di strumenti musicali che però ha avuto la fortuna di spostarsi di poche centinaia di metri per lasciare il posto a Hermes, poi è stata la volta di Giacosa, l'inventore del Negroni, mica palle, che si è dovuto fare in là per i jeans strappati di Roberto Cavalli (glieli strappa con delle frese un tale di Treviso, giuro).
Il nostro concittadino stilista dalla chioma argentea ha però magnanimamente deciso di ospitare il bar nella sua boutique, dedicandogli uno spazio, ovviamente in stile, con le seggioline zebrate. Culo.
Ormai resiste solo il Procacci, con il banco di marmo, e le guantierine ricolme di panini tartufati e al consommé appena preparati, antesignano d'elite dell'happy hour a base di sottaceti, maccheroni freddi scotti e risi conditi con la maionese, da accompagnare a cazzate varie più o meno alcooliche ed allungate. Ma per quanto ancora?
Io già mi incazzai quando chiuse la libreria Cima, un ambiente bellissimo (ancorché fighetto) pre-boom della new economy, dotato di internet point e di caffetteria - DADA occupava i locali adiacenti quindi la connettività non era un problema. Esperimento fallito, forse perché troppo avanti con i tempi, di libreria come spazio culturale 'aperto'.
L'originale, di Donatello, è al museo del Bargello, mentre alla libreria Marzocco, nel salone centrale, detto appunto "Sala del Leone", c'è una riproduzione.
L'importanza del Marzocco per chiunque a Firenze abbia frequentato le regie scuole, di ogni ordine e grado, l'ha espressa perfettamente Franco. Io ci ho trovato tutto quello di cui mai posso aver avuto bisogno (e non sono uno facile). La vita a deux con un'ex studentessa di filosofia mi ha fatto vedere il resto. Ho visto commessi sparire per mezze ore in cerca di un introvabile saggio di ermeneutica, e riemergere (da dove?) sventolando l'ultima copia rimasta (l'ultima copia dell'emisfero boreale, si intende). Se un libro al Marzocco non c'é, probabilmente non esiste.
Oppure, un commesso forse non particolarmente sorridente ma sicuramente preparato te lo fa avere in quindici giorni al massimo.
Io, e lo dico con un certo orgoglio di amante dei libri, ho lavorato in una libreria.
Precisamente, dalla concorrenza: l'altra 'grande libreria antica' di Firenze: Le Monnier. Faceva parte dei lavoretti 'stagionali' che si facevano per mettere insieme qualche soldo andare da luglio a settembre a stivare nel magazzino le decine di migliaia di libri scolastici che poi, in un rush pauroso avremmo venduto alle torme di ragazzini all'apertura delle scuole. Alla fine, l'esperienza mi è fruttata un basso e una chitarra, e un certo feeling per le librerie, dovuto anche al fatto che, "sapendoci fare", mi facevano stare "al pubblico" e vendere anche i libri "normali".
Il Marzocco, per noi, era l'esempio da seguire, e gli impiegati ci raccontavano storie di efficienza austroungarica.
Negli ultimi anni, però, i segni della crisi si cominciavano a vedere. La concorrenza delle più moderne librerie generaliste era incalzante e il 'business model' della libreria dove vai, prendi un libro ed esci (magari dopo aver pagato) senza:
a) sederti su un divano a leggerne un po'
b) prendere un caffé
c) collegarti ad internet
d) ascoltare qualche CD
era chiaramente perdente.
Il "qui non dura altri sei mesi" è arrivato quando è chiuso il reparto scientifico ed è stata aperta una sezione dove venivano radunati i fondi invenduti (ed invendibili) con sconto al 70% per fare cassa.
Bene, adesso ci siamo, e la brutta notizia me l'ha data proprio Franco.
Ma una libreria del genere non chiude dall'oggi al domani. C'è, ci deve essere, una lunga agonia, la morte del gigante deve essere triste e disonorevole, è scritto in tutte le storie.
Ci siamo stati sabato, e la tristezza è indescrivibile. Gli scaffali quasi vuoti, la libreria svende tutto al 30% anche li' per fare cassa e pagare i debiti e gli ultimi stipendi, piena di gente, forse per curiosità, forse per l'occasione, forse per aiutare (è anche possibile, qui siamo così).
Alla cassa, nonostante la coda, abbiamo chiesto alle cassiere che ne sarebbe stato di tutto ciò, di loro. "Non c'e' che sperare, magari trovare un'altra libreria che assume, ma è difficile", ci hanno risposto.
Anche noi abbiamo fatto il nostro dovere e, andandocene con qualche chilo di libri in più e più di cento euro in meno, ci chiedevamo se il nostro era un'atto di sciacallaggio o un estremo atto di amore. Forse l'unica cosa che si può fare, abbiamo concluso.
Non l'unica, in effetti:
giovedì 13, dalle 12 alle 14 c'è una specie di festa di addio, cui interverranno docenti universitari, amministratori, scrittori, lettori e clienti per 'vedere cosa si può fare', e avviare una raccolta di firme a sostegno della libreria.
Io ci sarò. I fiorentini e toscani che ogni tanto leggono questo blog provino, se possono, a esserci.
marzo 08, 2003
copy, rimanegg and paste: Festa delle Donne
Changing your ways, changing those surrounding you
Changing your ways, more than any man can do
Open your heart, show him the anger and pain
So you heal
Maybe he's looking for his womanly side
Peter Gabriel, Shaking The Tree
Io amo le donne, perlomeno quando ci riesco.
Sono le donne che fanno *la* differenza. Senza le donne non esisterebbe la differenza, anzi.
Se non viviamo in un mondo di merda, lo dobbiamo a loro. Se ce ne fossero di più nei posti che contano, il mondo sarebbe ancora meno di merda, anche perché di donne veramente guerrafondaie ce ne sono poche. Ci sono, ma sono poche.
Intendiamoci: non è che siano tutte degli angioletti, ma guardiamo la storia del mondo: i VERI disastri li abbiamo fatti noi.
Vedi Adolf, che si voleva allargare e invece di accontentarsi di una camera in più e balcone abitabile, mi invade Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Francia, Russia... eccheccazzo. Se era una dittatrice arrivato alla Cecoslovacchia si fermava, e adesso avevamo lì la sua nipotina.
Anche Silvia, dopo Canale 5 si sarebbe fermata. Non avrebbe acquisito Italia 1, Rete 4, Mondadori, Canal Cinco,...
Avrebbe detto "ciò i figli da guardare mica ciò tempo di star dietro a tre e passa TV!"
E poi Silvia non sarebbe mai *scesa* in politica. Semmai sarebbe *salita*...
Oddio, non che gli ometti non servano a niente... ma senza le donne?
Saremmo qui a giocare coi computer, a parlare di calcio, a scrivere menate?
Sì, ma in una caverna. Col PC, ma in una caverna.
Eh, già! Pare che la casa sia un'invenzione tutta femminile. Sì, sì. Anche l'agricoltura! La prima volta che una donna mise dei semi nella terra il marito, Homo Insipiens, la prese per i fondelli per tutta la stagione. Poi quando arrivò il raccolto non ci voleva credere. "Avevi ragione, cara!", furono le sue prime parole davanti a un piatto di
polenta concia.
Anche il vino fu invenzione femminile. Non me lo vedo un maschio a schiacciare della buonissima uva, invece di slurparsela strafocandosi davanti alla TV. E aspettare sei o sette giorni che ribollisse il mosto, ecc ecc. Le donne sanno aspettare: è il loro mestiere e lo fanno da sempre. Se la natura avesse fatto fare i figli ai maschi ci
saremmo estinti trent'annni dopo! Se avete assistito ad un parto sapete cosa voglio dire...
La TV l'hanno inventata i maschi, invece: ne sono certo. Come anche il gioco del calcio e la Ferrari. Se era per le donne andava benissimo la radio (puoi fare un sacco di cose mentre ascolti e ti diverti uguale).
Nel calcio avrebbero di certo fornito le due squadre di un pallone a testa e nella Ferrari avrebbero dato a tutti i piloti lo stesso modello così si vede davvero chi sa andare più forte!
La donna è meglio in tutti i sensi, non c'è storia.
Non per niente io ne ho una, e me la tengo stretta.
Changing your ways, changing those surrounding you
Changing your ways, more than any man can do
Open your heart, show him the anger and pain
So you heal
Maybe he's looking for his womanly side
Peter Gabriel, Shaking The Tree
Io amo le donne, perlomeno quando ci riesco.
Sono le donne che fanno *la* differenza. Senza le donne non esisterebbe la differenza, anzi.
Se non viviamo in un mondo di merda, lo dobbiamo a loro. Se ce ne fossero di più nei posti che contano, il mondo sarebbe ancora meno di merda, anche perché di donne veramente guerrafondaie ce ne sono poche. Ci sono, ma sono poche.
Intendiamoci: non è che siano tutte degli angioletti, ma guardiamo la storia del mondo: i VERI disastri li abbiamo fatti noi.
Vedi Adolf, che si voleva allargare e invece di accontentarsi di una camera in più e balcone abitabile, mi invade Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Francia, Russia... eccheccazzo. Se era una dittatrice arrivato alla Cecoslovacchia si fermava, e adesso avevamo lì la sua nipotina.
Anche Silvia, dopo Canale 5 si sarebbe fermata. Non avrebbe acquisito Italia 1, Rete 4, Mondadori, Canal Cinco,...
Avrebbe detto "ciò i figli da guardare mica ciò tempo di star dietro a tre e passa TV!"
E poi Silvia non sarebbe mai *scesa* in politica. Semmai sarebbe *salita*...
Oddio, non che gli ometti non servano a niente... ma senza le donne?
Saremmo qui a giocare coi computer, a parlare di calcio, a scrivere menate?
Sì, ma in una caverna. Col PC, ma in una caverna.
Eh, già! Pare che la casa sia un'invenzione tutta femminile. Sì, sì. Anche l'agricoltura! La prima volta che una donna mise dei semi nella terra il marito, Homo Insipiens, la prese per i fondelli per tutta la stagione. Poi quando arrivò il raccolto non ci voleva credere. "Avevi ragione, cara!", furono le sue prime parole davanti a un piatto di
polenta concia.
Anche il vino fu invenzione femminile. Non me lo vedo un maschio a schiacciare della buonissima uva, invece di slurparsela strafocandosi davanti alla TV. E aspettare sei o sette giorni che ribollisse il mosto, ecc ecc. Le donne sanno aspettare: è il loro mestiere e lo fanno da sempre. Se la natura avesse fatto fare i figli ai maschi ci
saremmo estinti trent'annni dopo! Se avete assistito ad un parto sapete cosa voglio dire...
La TV l'hanno inventata i maschi, invece: ne sono certo. Come anche il gioco del calcio e la Ferrari. Se era per le donne andava benissimo la radio (puoi fare un sacco di cose mentre ascolti e ti diverti uguale).
Nel calcio avrebbero di certo fornito le due squadre di un pallone a testa e nella Ferrari avrebbero dato a tutti i piloti lo stesso modello così si vede davvero chi sa andare più forte!
La donna è meglio in tutti i sensi, non c'è storia.
Non per niente io ne ho una, e me la tengo stretta.
non so come vada questa cosa che ultimamente blogspot piazza delle pubblicità in Italiano, ma credo che rintracci l'indirizzo IP del client, dal momento che sto scrivendo da un browser in Inglese. Resta il fatto che sono tristissime; una via di mezzo tra gli adWords e i banner.
Ultimi scampoli di webmarketing.
Ah, a proposito di marketing, Vanessa: puoi spiegare ai geni del marketing che lavorano da te che se vogliono profilare la gente che passa dalle pagine che ho su libero, i casi sono due:
1) gli viene un esaurimento nervoso perché lì ci passa di tutto, compresi PDF di lavoro da 40 mega, oppure
2) mi fanno sapere anche a me i dati, che sono curioso
Ultimi scampoli di webmarketing.
Ah, a proposito di marketing, Vanessa: puoi spiegare ai geni del marketing che lavorano da te che se vogliono profilare la gente che passa dalle pagine che ho su libero, i casi sono due:
1) gli viene un esaurimento nervoso perché lì ci passa di tutto, compresi PDF di lavoro da 40 mega, oppure
2) mi fanno sapere anche a me i dati, che sono curioso
febbraio 25, 2003
C'e' qualcosa che non mi torna a posto. Un peso, di qualche genere. Un sentimento di oppressione, che mi accompagna. La sensazione, forse, di non essere quello che vorrei, di non fare quello che vorrei, e di non stare andando da nessuna parte.
Intendiamoci, sto bene, ma sento, credo, spero, potrei stare meglio di così.
Anche questo blog, queste pisciatine occasionali ed estemporanee su un muro... ormai sono passati dei mesi, ma non lo sento ancora mio. E forse ho sbagliato io fin dall'inizio, non sono partito con lo spirito giusto. Forse non ho preso un impegno.
Antonio è in pausa, Broono è da Natale che non si sente.
Perfino la Pizia (e prima di incontrarla non sapevo nemmeno cosa fosse un blog...) dice che molla e che ha scritto un libro. Non c'è proprio più niente di sacro...
Allora, perché non mi scrivi tu, ogni tanto ?
Intendiamoci, sto bene, ma sento, credo, spero, potrei stare meglio di così.
Anche questo blog, queste pisciatine occasionali ed estemporanee su un muro... ormai sono passati dei mesi, ma non lo sento ancora mio. E forse ho sbagliato io fin dall'inizio, non sono partito con lo spirito giusto. Forse non ho preso un impegno.
Antonio è in pausa, Broono è da Natale che non si sente.
Perfino la Pizia (e prima di incontrarla non sapevo nemmeno cosa fosse un blog...) dice che molla e che ha scritto un libro. Non c'è proprio più niente di sacro...
Allora, perché non mi scrivi tu, ogni tanto ?
febbraio 19, 2003
febbraio 14, 2003
Giornata Storta
non sopporto il dover misurare le parole, il dover competere all'interno di un gruppo, non sopporto il dismissal con quattro parole da parte del maschio alfa, (a dire la verità non sopporto i maschi alfa). Ne ho già fatti saltare, di denti. Attento a te.
Reggo male la diplomazia, il fare i simpatici per dire a tutti che hanno ragione, l'essere politically correct.
Non riesco a non vomitare quando "oh, come sei simpatico/bello/originale/geniale/ricco/famoso".
Andate da un'altra parte con la vostra corte di lecchini.
Andate da un'altra parte a farvi belli col padrone del vapore.
Io sono Queequeg, il primo ramponiere del Pequod. Ho una testa mozzata nella borsa, la saggezza dei miei avi, e una buona mira.
non sopporto il dover misurare le parole, il dover competere all'interno di un gruppo, non sopporto il dismissal con quattro parole da parte del maschio alfa, (a dire la verità non sopporto i maschi alfa). Ne ho già fatti saltare, di denti. Attento a te.
Reggo male la diplomazia, il fare i simpatici per dire a tutti che hanno ragione, l'essere politically correct.
Non riesco a non vomitare quando "oh, come sei simpatico/bello/originale/geniale/ricco/famoso".
Andate da un'altra parte con la vostra corte di lecchini.
Andate da un'altra parte a farvi belli col padrone del vapore.
Io sono Queequeg, il primo ramponiere del Pequod. Ho una testa mozzata nella borsa, la saggezza dei miei avi, e una buona mira.
febbraio 12, 2003
ok, ne ho fatte varie in questi trent'anni: il pony, il libraio, l'impiegato, il chitarraio, il programmatore, il tecnico, il grafico, a volte il copy, a volte anche l'architetto, l'industrial designer, il webdez e tutta una serie di cose.
Ma il videomaker non lo farò MAI, capito MAI ! MAI ! MAI ! aaaaaahhhhh! Come li odio...
Ma il videomaker non lo farò MAI, capito MAI ! MAI ! MAI ! aaaaaahhhhh! Come li odio...
febbraio 05, 2003
La bomba in faccia
E sono passati quasi dieci anni, ma ancora quando va via la luce salto per aria.
So cosa si prova quando arriva vicino.
Era notte, eravamo seduti in piazza a cazzeggiare, una decina, era quasi estate, Piazza Signoria, le turiste carine, qualche chitarra.
1.03.12.00 Buio, improvviso, ovunque.
1.03.12.03 Silenzio.
1.03.12.05 Ci guardiamo negli occhi. Che succede ?
(Era buio, forse c'era la luna, ma ci siamo guardati tutti lo stesso.)
1.03.12.08 Sarà saltata una centralina dell'ENEL.
1.03.12.11 Una vampa di scintille sale da dietro un Palazzo.
1.03.12.12 Che succede ?
1.03.12.13 I fuochi artificiali! Bello, un fuori programma.
1.03.12.16 Ma chi si mette a fare i fuochi alle una di notte ?
1.03.12.18 Che CAZZO sta succedendo ?
alle 1.03.12.19, l'onda d'urto che, a cinquanta metri di distanza, ha già ridotto a un ricordo una famiglia, dato fuoco all'appartamento di studenti in cui brucerà vivo uno che si chiamava come me, e dilaniato una mia collega di università (ma lo scoprirò solo due giorni dopo) con i vetri della finestra della sua camera da letto (e ancora oggi lei NON SA se e quanto ne ha ancora in corpo, perché il vetro è trasparente ai raggi X), arriva.
Unità di tempo e azione, i marroni. La scena del duello tra Neo e l'agente Smith in Matrix, quelle dilatazioni del tempo, sono una sveltina in confronto a quello che succede veramente. Un burst test per i neuroni. Velocità di picco incredibili. In meno di un secondo elabori quello che normalmente te ne richiederebbe dieci, venti, un minuto forse. La vita va a una certa velocità, e noi anche. Se se ne da il caso, andiamo molto più veloci.
Arriva come una mano, una manona d'aria che mi si è appoggiata sul petto e sollevandomi mi ha spostato dolcemente indietro.
Oddio, dolcemente non saprei. Ma non credo che avrei potuto sentire niente. Mi ha fatto fare circa due metri in volo. Da seduto, sul bordo di un marciapiede, ero in piedi, più o meno, con le spalle al muro. Al vetro, per la precisione. Di una banca, blindato. Ha retto. AMO le banche.
Il rumore dell'esplosione.
No, non c'e' stato un "bum". Ricordo piuttosto un "crac", improvviso come il legno che si spezza. E l'eco, che prosegue per chissà quanto, e il tintinnio dei vetri che cadono dai piani superiori. Tutti ci ripariamo la testa con le mani, quel poco che ci cade addosso non fa niente: pezzi piccoli e lenti, la maggior parte finisce all'interno delle case.
A questo punto è quasi finito il primo secondo. E'in queste occasioni che si fa un rapido bilancio. Sono vivo, in piedi, non ho male da nessuna parte, ci vedo e ci sento (insomma).
E da qui in poi, il tempo riprende a passare quasi normalmente.
"Oh, state tutti bene ?" "Tizio, Caio, Sempronio... dov'e' finito Sempronio ?"
"Sempronioooo"
"Sono qui."
"Che cazzo è stato ?"
"Stiamo uniti"
(ora: capisco che te la sei fatta sotto. Sarebbe ipocrita dire che per me non è lo stesso, ma "stiamo uniti"... come ti viene "stiamo uniti" ?)
"Ma che cazzo è stato ?"
"E che ne so ? Uno scaldabagno ?"
"Ciccio, uno scaldabagno non fa mica un lavoro così, sai"
Sai benissimo cosa può essere stato. Non vuoi pensarlo, però.
"Andiamo a vedere"
"E'pericoloso"
"Ma può essersi fatto male qualcuno"
"E se c'e' la seconda ?"
"Dici ?"
"Stiamo uniti"
Comincia ad arrivare gente. Si guardano intorno, smarriti. Qualcuno piange, qualcuno vomita per lo spavento. Io, in questo caso, opto per indossare un più discreto, anche se incontrollabile, tremore.
Passa, a passi tesi, e nervosi, un tipo alto, grosso, biondo, classico turista, con la maglietta bianca, lo zainetto e i jeans. Sa cos'e' successo, sa dove andare e cosa fare, e ce lo dice in faccia. Era in ferie, ma la sfiga ha voluto che stanotte gli toccasse lavorare.
I am a South-African Policeman.
This is A CAR BOMB.
Whatever happens,
DON'T MOVE FROM HERE.
Quattro quintali di tritolo, gentilmente messi a disposizione dal mammasantissima di turno. Una bomba da aereo, praticamente. Il blocco motore della "car bomb" lo hanno trovato incastrato in un muro al secondo piano.
Era il 27 maggio del 93.
E sono passati quasi dieci anni, ma ancora quando va via la luce salto per aria.
So cosa si prova quando arriva vicino.
Era notte, eravamo seduti in piazza a cazzeggiare, una decina, era quasi estate, Piazza Signoria, le turiste carine, qualche chitarra.
1.03.12.00 Buio, improvviso, ovunque.
1.03.12.03 Silenzio.
1.03.12.05 Ci guardiamo negli occhi. Che succede ?
(Era buio, forse c'era la luna, ma ci siamo guardati tutti lo stesso.)
1.03.12.08 Sarà saltata una centralina dell'ENEL.
1.03.12.11 Una vampa di scintille sale da dietro un Palazzo.
1.03.12.12 Che succede ?
1.03.12.13 I fuochi artificiali! Bello, un fuori programma.
1.03.12.16 Ma chi si mette a fare i fuochi alle una di notte ?
1.03.12.18 Che CAZZO sta succedendo ?
alle 1.03.12.19, l'onda d'urto che, a cinquanta metri di distanza, ha già ridotto a un ricordo una famiglia, dato fuoco all'appartamento di studenti in cui brucerà vivo uno che si chiamava come me, e dilaniato una mia collega di università (ma lo scoprirò solo due giorni dopo) con i vetri della finestra della sua camera da letto (e ancora oggi lei NON SA se e quanto ne ha ancora in corpo, perché il vetro è trasparente ai raggi X), arriva.
Unità di tempo e azione, i marroni. La scena del duello tra Neo e l'agente Smith in Matrix, quelle dilatazioni del tempo, sono una sveltina in confronto a quello che succede veramente. Un burst test per i neuroni. Velocità di picco incredibili. In meno di un secondo elabori quello che normalmente te ne richiederebbe dieci, venti, un minuto forse. La vita va a una certa velocità, e noi anche. Se se ne da il caso, andiamo molto più veloci.
Arriva come una mano, una manona d'aria che mi si è appoggiata sul petto e sollevandomi mi ha spostato dolcemente indietro.
Oddio, dolcemente non saprei. Ma non credo che avrei potuto sentire niente. Mi ha fatto fare circa due metri in volo. Da seduto, sul bordo di un marciapiede, ero in piedi, più o meno, con le spalle al muro. Al vetro, per la precisione. Di una banca, blindato. Ha retto. AMO le banche.
Il rumore dell'esplosione.
No, non c'e' stato un "bum". Ricordo piuttosto un "crac", improvviso come il legno che si spezza. E l'eco, che prosegue per chissà quanto, e il tintinnio dei vetri che cadono dai piani superiori. Tutti ci ripariamo la testa con le mani, quel poco che ci cade addosso non fa niente: pezzi piccoli e lenti, la maggior parte finisce all'interno delle case.
A questo punto è quasi finito il primo secondo. E'in queste occasioni che si fa un rapido bilancio. Sono vivo, in piedi, non ho male da nessuna parte, ci vedo e ci sento (insomma).
E da qui in poi, il tempo riprende a passare quasi normalmente.
"Oh, state tutti bene ?" "Tizio, Caio, Sempronio... dov'e' finito Sempronio ?"
"Sempronioooo"
"Sono qui."
"Che cazzo è stato ?"
"Stiamo uniti"
(ora: capisco che te la sei fatta sotto. Sarebbe ipocrita dire che per me non è lo stesso, ma "stiamo uniti"... come ti viene "stiamo uniti" ?)
"Ma che cazzo è stato ?"
"E che ne so ? Uno scaldabagno ?"
"Ciccio, uno scaldabagno non fa mica un lavoro così, sai"
Sai benissimo cosa può essere stato. Non vuoi pensarlo, però.
"Andiamo a vedere"
"E'pericoloso"
"Ma può essersi fatto male qualcuno"
"E se c'e' la seconda ?"
"Dici ?"
"Stiamo uniti"
Comincia ad arrivare gente. Si guardano intorno, smarriti. Qualcuno piange, qualcuno vomita per lo spavento. Io, in questo caso, opto per indossare un più discreto, anche se incontrollabile, tremore.
Passa, a passi tesi, e nervosi, un tipo alto, grosso, biondo, classico turista, con la maglietta bianca, lo zainetto e i jeans. Sa cos'e' successo, sa dove andare e cosa fare, e ce lo dice in faccia. Era in ferie, ma la sfiga ha voluto che stanotte gli toccasse lavorare.
I am a South-African Policeman.
This is A CAR BOMB.
Whatever happens,
DON'T MOVE FROM HERE.
Quattro quintali di tritolo, gentilmente messi a disposizione dal mammasantissima di turno. Una bomba da aereo, praticamente. Il blocco motore della "car bomb" lo hanno trovato incastrato in un muro al secondo piano.
Era il 27 maggio del 93.
gennaio 31, 2003
Portrait of the author as a young artist.
L'avete voluta.
non è semplice mettersi lì e pensare che probabilmente ho passato più tempo a suonare che davanti ad un computer... e tutto sommato è una soddisfazione saperlo, almeno adesso che non ho neanche il tempo di andare a comprare le corde. E'un peccato che questo post arrivi, non mi è difficile immaginarlo, in un punto discendente della parabola. Ma per un certo periodo di tempo la musica è stata tutta la mia vita. Non "una parte importante", proprio tutta, anche se sembra un luogo comune.
Ho iniziato a suonare a undici anni, chitarra classica, come sempre succede. Dopo un anno di iniziazione allo strumento, il professore (che aveva poi venticinque anni) si accorse che, noi quattro della classe di chitarra, eravamo più interessati ai Police ed ai Pink Floyd che al metodo Trama di chitarra sudamericana. E anche lui, del resto. Per cui cominciò, sempre in un quadro 'didattico', ad introdurci ai piaceri delle pentatoniche. A lui devo il primo 'nastrone', che in realtà era una C90 con "The Dark Side of the Moon" su un lato e "Wish You Were Here" sull'altro. E gli devo anche "Fragile" e "Close to the Edge" ("Cazzo, Daniele, ma come fa quello la a suonare così ?")
Arrivati alle scale in staccato a 120, iniziai il liceo, e mi fu regalata la mia prima chitarra elettrica.
Ho una colpa: ho contagiato di chitarra il mio più caro amico, il compagno di banco di due indimenticabili anni di liceo. Mi ha mandato un'email l'altro giorno... è arrivato a quota cinque con una strato sunburst che non vedo l'ora di provare, per potergli dire quanto è bella e vederlo sorridere.
Poco dopo, iniziai a suonare nei "gruppi". Parallelamente sono arrivato ad averne tre insieme, di generi che dire 'diversi' è dire poco. Uno suonava diciamo "rock melodico", vagamente cantautoriale. Era il 1989-90.
Con un altro partimmo dagli Iron Maiden e via via verso il più duro. Era bello, perché avevamo dell'humor mica male. Il bassista adesso (lo accompagnammo noi a prendere il suo primo basso) è professionista (l'unico di noi), tra un po' dovrebbe uscire il secondo CD del suo gruppo. Nel frattempo fa il turnista.
Con il terzo, e devo dire che è il mio più grande rimpianto, perché è il gruppo con cui avrei voluto suonare adesso, suonavamo rock progressive. E'durato lo spazio di un concerto, che non dimenticherò presto. Ma due primedonne in un gruppo sono troppe.
A volte (da solo) riascolto i vecchi nastri... non era male. Forse, e dico forse, sarebbe potuta andare diversamente, Firenze in quel periodo era piuttosto viva da un punto di vista musicale, e posso dire di aver conosciuto alcuni che poi sono diventati famosi. Irene Grandi (che era una gran cantante soul, prima di andare a sanremo) andavamo a sentirla cantare nei localini con il suo gruppo... giocava alla jessica rabbit cantando qualche blues lento, mettendosi d'accordo con noi che al tale punto della tale canzone veniva al tavolo a FAR FINTA di baciare E. Ed E., che faceva il fesso ma fesso non era, ci metteva la lingua. Ci offriva il caffé quanto andavamo a casa del suo uomo a mixare i demo. Ho conosciuto i Liftiba quando erano ancora un gruppo 'vero' (anni e anni e anni prima del "Diablo"). Anche Masini e Vallesi, ma stenderei un velo.
Sono sempre stato convinto, e non vale solo per la musica, che prima di mettersi a fare cose strane, o cercare aiuto, si debbano esplorare tutte le possibilità che uno strumento ti offre. Per questo, il mio setup è sempre stato assolutamente minimale. Chitarra, distorsore, tutt'al più wha e delay.
Anche quando è esplosa la moda (e dura tutt'ora) degli effetti, e dei chitarristi metal ultraveloci, e delle chitarre con un ponte che sembra uscito da Giger, mi sono comprato un flying "V" mod. 1959. Ponte fisso, impostazione da chitarra jazz. Cavo, distorsore, punto. "Madonna, ma come fai ad avere un suono così cattivo ?"
Il complimento più bello, però, l'ho ricevuto dal mio tastierista, alla fine di un "Where the streets have no name". "Dario... non suona la chitarra. Suona, e basta".
E il ricordo più bello è un concerto, per la conclusione di una manifestazione, nel quale ci eravamo imbucati per via di un gruppo che aveva dato forfait, in Piazza della Santissima Annunziata. Siamo stati l'unico gruppo a suonarci, perché dopo iniziò il temporale (e, spero, non fu colpa nostra).
Ma arrivati a un certo punto di una certa canzone, forse quella che ci era venuta meglio, e che diceva
e la gente,
questa gente,
tutta questa gente...
la piazza, che era quasi piena di gente che pensava ai cazzi propri, si fermò, e partì un urlo, e un applauso, di cinquemila, forse ottomila, persone. Touché.
Lì, ha fatto click qualcosa. Credo sia stato il nostro ultimo concerto.
E quindi, ecco la lista. Non sono i pezzi più "belli" o quelli che so suonare meglio, alcuni, come ha già precisato Mantellini, non sono nemmeno tra i preferiti, ma sono quelli che mi hanno, in un modo o nell'altro, cambiato.
E alla fine, la sensazione più forte è un generico rimpianto per quegli anni, per averci, forse, creduto troppo. O troppo poco.
1. ac/dc -highway to hell
perché les cassepieds fecero una bellissima cover, quella sera all'anfiteatro…
2. area -luglio, agosto, settembre (nero)
perché forse un dì sapremo / quello che vuol dire / affogar nel sangue / con l'umanità
3. area -la mela di odessa
perché era la prima volta di ogni cosa
4. clash -i fought the law
perché è uno dei motivi per cui ho una telecaster
5. eagles -hotel california
perché avevo un'amica (stronza) che mi ha fatto due balle così con gli eagles (e io ad ascoltare) - l'ho vista a natale che spingeva un passeggino
6. genesis -fifth of firth
perché devo andare a vedere il firth of forth prima di morire.
7. genesis -supper's ready
perché quando spengo la televisione in salotto non è più uguale
8. genesis -the cinema show
perché quando la suonammo quella sera, secca e tiratissima, con l'assolo di synth in 7/8, c'erano i trenta/quarantenni con la lacrimina all'angolo della faccia
9. jimi hendrix -purple haze
perché sì
10. king crimson -elephant talk
perché mi ha fatto desiderare di saper suonare lo stick
11. king crimson -epitaph
perché sì
12. king crimson -red
perché si può fare heavy metal intelligente senza chiamrsi dream theater
13. king crimson -three of a perfect pair
perché tu con me siamo tre
14. led zeppelin -stairway to heaven
perché arpeggiata nel modo giusto è come il miele per le mosche ::P
15. living colour -cult of personality
perché il crossover parte da li
16. mano negra -sidi'n'bibi
perché io c'ero
17. monty python -the galaxy song
perché ridere è importante
18. peter gabriel -don't give up
perché kate bush non è in questa lista ?
19. peter gabriel -sledgehammer
perché è tutto sesso dall'inizio alla fine
20. pink floyd -one of these days
I'm going to cut you into little pieces
21. pink floyd -wish you were here
perché la cantammo tutti insieme quella sera, con le lacrime agli occhi
22. police -every little thing she does
perché la insegnai sul pianoforte a una mia amica (mai saputo suonare il pianoforte, ma di necessità virtù) "è bellissima" mi disse con gli occhi sognanti. "ti amerò fino alla fine del tempo", dissi io, ma uscì "vero ?". Si è messa con un mio amico.
23. police -king of pain
perché avrei voluto scriverla io
24. police -message in a bottle
perché è una delle poche cose che riesco anche a cantare decentemente
25. primus -is it luck
perché ridere è molto importante
26. primus -jerry was a race car driver
perché pogavo
27. rolling stones -jumping jack flash
perché facemmo una jam session alla fine di un concerto e la suonammo
28. the who -summertime blues
perché la penso tutte le sere d'estate
29. yes -the clap
perché facevo lo sborone con la chitarra
30. yes -tutto the yes album
perché l'ho comprato in cassetta senza saperne niente, e ormai la cassetta è limata
31. yes -tutto yessongs
perché ho il triplo vinile, e forse è per quello che faccio il grafico
E mi fermo a trentuno. E non ci sono i beatles, e ci sarebbero tutti i led zeppelin, e ci sarebbero tutti i velvet undergound, e ci sarebbe una bella serie di gruppi dai nomi improbabili, e i tuxedomoon, e guccini, e gli U2, e "Invisible Sun", cantata con Bono, e i residents, e i talking heads, e i pogues, e i soundgarden, e i sex pistols, e de andré, e chissà quant'altro... ma i miei primi trent'anni sono quasi tutti qui.
L'avete voluta.
non è semplice mettersi lì e pensare che probabilmente ho passato più tempo a suonare che davanti ad un computer... e tutto sommato è una soddisfazione saperlo, almeno adesso che non ho neanche il tempo di andare a comprare le corde. E'un peccato che questo post arrivi, non mi è difficile immaginarlo, in un punto discendente della parabola. Ma per un certo periodo di tempo la musica è stata tutta la mia vita. Non "una parte importante", proprio tutta, anche se sembra un luogo comune.
Ho iniziato a suonare a undici anni, chitarra classica, come sempre succede. Dopo un anno di iniziazione allo strumento, il professore (che aveva poi venticinque anni) si accorse che, noi quattro della classe di chitarra, eravamo più interessati ai Police ed ai Pink Floyd che al metodo Trama di chitarra sudamericana. E anche lui, del resto. Per cui cominciò, sempre in un quadro 'didattico', ad introdurci ai piaceri delle pentatoniche. A lui devo il primo 'nastrone', che in realtà era una C90 con "The Dark Side of the Moon" su un lato e "Wish You Were Here" sull'altro. E gli devo anche "Fragile" e "Close to the Edge" ("Cazzo, Daniele, ma come fa quello la a suonare così ?")
Arrivati alle scale in staccato a 120, iniziai il liceo, e mi fu regalata la mia prima chitarra elettrica.
Ho una colpa: ho contagiato di chitarra il mio più caro amico, il compagno di banco di due indimenticabili anni di liceo. Mi ha mandato un'email l'altro giorno... è arrivato a quota cinque con una strato sunburst che non vedo l'ora di provare, per potergli dire quanto è bella e vederlo sorridere.
Poco dopo, iniziai a suonare nei "gruppi". Parallelamente sono arrivato ad averne tre insieme, di generi che dire 'diversi' è dire poco. Uno suonava diciamo "rock melodico", vagamente cantautoriale. Era il 1989-90.
Con un altro partimmo dagli Iron Maiden e via via verso il più duro. Era bello, perché avevamo dell'humor mica male. Il bassista adesso (lo accompagnammo noi a prendere il suo primo basso) è professionista (l'unico di noi), tra un po' dovrebbe uscire il secondo CD del suo gruppo. Nel frattempo fa il turnista.
Con il terzo, e devo dire che è il mio più grande rimpianto, perché è il gruppo con cui avrei voluto suonare adesso, suonavamo rock progressive. E'durato lo spazio di un concerto, che non dimenticherò presto. Ma due primedonne in un gruppo sono troppe.
A volte (da solo) riascolto i vecchi nastri... non era male. Forse, e dico forse, sarebbe potuta andare diversamente, Firenze in quel periodo era piuttosto viva da un punto di vista musicale, e posso dire di aver conosciuto alcuni che poi sono diventati famosi. Irene Grandi (che era una gran cantante soul, prima di andare a sanremo) andavamo a sentirla cantare nei localini con il suo gruppo... giocava alla jessica rabbit cantando qualche blues lento, mettendosi d'accordo con noi che al tale punto della tale canzone veniva al tavolo a FAR FINTA di baciare E. Ed E., che faceva il fesso ma fesso non era, ci metteva la lingua. Ci offriva il caffé quanto andavamo a casa del suo uomo a mixare i demo. Ho conosciuto i Liftiba quando erano ancora un gruppo 'vero' (anni e anni e anni prima del "Diablo"). Anche Masini e Vallesi, ma stenderei un velo.
Sono sempre stato convinto, e non vale solo per la musica, che prima di mettersi a fare cose strane, o cercare aiuto, si debbano esplorare tutte le possibilità che uno strumento ti offre. Per questo, il mio setup è sempre stato assolutamente minimale. Chitarra, distorsore, tutt'al più wha e delay.
Anche quando è esplosa la moda (e dura tutt'ora) degli effetti, e dei chitarristi metal ultraveloci, e delle chitarre con un ponte che sembra uscito da Giger, mi sono comprato un flying "V" mod. 1959. Ponte fisso, impostazione da chitarra jazz. Cavo, distorsore, punto. "Madonna, ma come fai ad avere un suono così cattivo ?"
Il complimento più bello, però, l'ho ricevuto dal mio tastierista, alla fine di un "Where the streets have no name". "Dario... non suona la chitarra. Suona, e basta".
E il ricordo più bello è un concerto, per la conclusione di una manifestazione, nel quale ci eravamo imbucati per via di un gruppo che aveva dato forfait, in Piazza della Santissima Annunziata. Siamo stati l'unico gruppo a suonarci, perché dopo iniziò il temporale (e, spero, non fu colpa nostra).
Ma arrivati a un certo punto di una certa canzone, forse quella che ci era venuta meglio, e che diceva
e la gente,
questa gente,
tutta questa gente...
la piazza, che era quasi piena di gente che pensava ai cazzi propri, si fermò, e partì un urlo, e un applauso, di cinquemila, forse ottomila, persone. Touché.
Lì, ha fatto click qualcosa. Credo sia stato il nostro ultimo concerto.
E quindi, ecco la lista. Non sono i pezzi più "belli" o quelli che so suonare meglio, alcuni, come ha già precisato Mantellini, non sono nemmeno tra i preferiti, ma sono quelli che mi hanno, in un modo o nell'altro, cambiato.
E alla fine, la sensazione più forte è un generico rimpianto per quegli anni, per averci, forse, creduto troppo. O troppo poco.
1. ac/dc -highway to hell
perché les cassepieds fecero una bellissima cover, quella sera all'anfiteatro…
2. area -luglio, agosto, settembre (nero)
perché forse un dì sapremo / quello che vuol dire / affogar nel sangue / con l'umanità
3. area -la mela di odessa
perché era la prima volta di ogni cosa
4. clash -i fought the law
perché è uno dei motivi per cui ho una telecaster
5. eagles -hotel california
perché avevo un'amica (stronza) che mi ha fatto due balle così con gli eagles (e io ad ascoltare) - l'ho vista a natale che spingeva un passeggino
6. genesis -fifth of firth
perché devo andare a vedere il firth of forth prima di morire.
7. genesis -supper's ready
perché quando spengo la televisione in salotto non è più uguale
8. genesis -the cinema show
perché quando la suonammo quella sera, secca e tiratissima, con l'assolo di synth in 7/8, c'erano i trenta/quarantenni con la lacrimina all'angolo della faccia
9. jimi hendrix -purple haze
perché sì
10. king crimson -elephant talk
perché mi ha fatto desiderare di saper suonare lo stick
11. king crimson -epitaph
perché sì
12. king crimson -red
perché si può fare heavy metal intelligente senza chiamrsi dream theater
13. king crimson -three of a perfect pair
perché tu con me siamo tre
14. led zeppelin -stairway to heaven
perché arpeggiata nel modo giusto è come il miele per le mosche ::P
15. living colour -cult of personality
perché il crossover parte da li
16. mano negra -sidi'n'bibi
perché io c'ero
17. monty python -the galaxy song
perché ridere è importante
18. peter gabriel -don't give up
perché kate bush non è in questa lista ?
19. peter gabriel -sledgehammer
perché è tutto sesso dall'inizio alla fine
20. pink floyd -one of these days
I'm going to cut you into little pieces
21. pink floyd -wish you were here
perché la cantammo tutti insieme quella sera, con le lacrime agli occhi
22. police -every little thing she does
perché la insegnai sul pianoforte a una mia amica (mai saputo suonare il pianoforte, ma di necessità virtù) "è bellissima" mi disse con gli occhi sognanti. "ti amerò fino alla fine del tempo", dissi io, ma uscì "vero ?". Si è messa con un mio amico.
23. police -king of pain
perché avrei voluto scriverla io
24. police -message in a bottle
perché è una delle poche cose che riesco anche a cantare decentemente
25. primus -is it luck
perché ridere è molto importante
26. primus -jerry was a race car driver
perché pogavo
27. rolling stones -jumping jack flash
perché facemmo una jam session alla fine di un concerto e la suonammo
28. the who -summertime blues
perché la penso tutte le sere d'estate
29. yes -the clap
perché facevo lo sborone con la chitarra
30. yes -tutto the yes album
perché l'ho comprato in cassetta senza saperne niente, e ormai la cassetta è limata
31. yes -tutto yessongs
perché ho il triplo vinile, e forse è per quello che faccio il grafico
E mi fermo a trentuno. E non ci sono i beatles, e ci sarebbero tutti i led zeppelin, e ci sarebbero tutti i velvet undergound, e ci sarebbe una bella serie di gruppi dai nomi improbabili, e i tuxedomoon, e guccini, e gli U2, e "Invisible Sun", cantata con Bono, e i residents, e i talking heads, e i pogues, e i soundgarden, e i sex pistols, e de andré, e chissà quant'altro... ma i miei primi trent'anni sono quasi tutti qui.
gennaio 29, 2003
It was only one hour ago
It was all so different then
Nothing yet has really sunk in
Looks like it always did
This flesh and bone
It's just the way that we are tied in
But there's noone home
I grieve...
for you
You leave...
Me
So hard to move on
Still loving what's gone
Said life carries on...
Carries on and on and on...
And on
The news that truly shocks
is the empty, empty page
While the final rattle rocks
Its empty, empty cage...
And I can't handle this
I grieve...
It was all so different then
Nothing yet has really sunk in
Looks like it always did
This flesh and bone
It's just the way that we are tied in
But there's noone home
I grieve...
for you
You leave...
Me
So hard to move on
Still loving what's gone
Said life carries on...
Carries on and on and on...
And on
The news that truly shocks
is the empty, empty page
While the final rattle rocks
Its empty, empty cage...
And I can't handle this
I grieve...
gennaio 25, 2003
e a proposito di dack, così si chiude un blog:
Now, almost two years into writing a daily commentary and occasionally publishing an article, I want to do other things. I want to spend more time making short films, playing golf, and reading books. But what I really want to do is make computers, and specifically the Web, a much smaller part of my life.
...
And that's the way it is, Monday, May 21, 2001.
(poi si riapre.)
Now, almost two years into writing a daily commentary and occasionally publishing an article, I want to do other things. I want to spend more time making short films, playing golf, and reading books. But what I really want to do is make computers, and specifically the Web, a much smaller part of my life.
...
And that's the way it is, Monday, May 21, 2001.
(poi si riapre.)
un tuffo nel passato
se sei qui sopra, hai sicuramente visto il "generatore di stronzate della web economy"... io sono affettivamente legato all'originale, creato da dack, autore fra l'altro del famoso articolo "flash is evil". Mi chiese di raccontargli com'era andato il promoseminario Macromedia... (erano bei tempi). Adesso, francamente, come dilbert, il generatore di stronzate non mi fa molto ridere. Troppo vero.
.
.
.
perché la scatola di Flash mi sta guardando male ?
se sei qui sopra, hai sicuramente visto il "generatore di stronzate della web economy"... io sono affettivamente legato all'originale, creato da dack, autore fra l'altro del famoso articolo "flash is evil". Mi chiese di raccontargli com'era andato il promoseminario Macromedia... (erano bei tempi). Adesso, francamente, come dilbert, il generatore di stronzate non mi fa molto ridere. Troppo vero.
.
.
.
perché la scatola di Flash mi sta guardando male ?
gennaio 16, 2003
non parlo spesso del mio lavoro
In questi giorni sto ritoccando qualche centinaio di fotografie più o meno di recupero (bisogna contenere i costi).
E'un lavoro che, nella sua estrema ripetitività meccanica, mi piace perché mi permette di spegnere alcune zone del cevello mantenendone altre (per un totale di - probabilmente - sedici neuroni) accese e vigili. Non c'e' bisogno di essere 'creativi' in senso stretto, ma di capire quali sono i problemi e risolverli nel miglior modo possibile, cercando un compromesso e evitando di perdere del tempo che, come sempre, stringe. In sottofondo una playlist da ergastolo alla Cayenna.
Photoshop fuma e anch'io, direi troppo: "a nastro" è forse la definizione più corretta.
Sempre meno di Gianluca Neri, devo dire. Da quando ha installato la webcam ho trovato uno che ne fuma più di me. Chi ama brucia. (se questa vi accende il diciassettesimo neurone, avete trent'anni o più).
Anzi, tra un po'devo scendere a comprare le sigarette.
Fuori dalla finestra passano i treni, e dal buco nel vetro (per il condizionatore) lasciato aperto per cambiare l'aria arriva l'eco smorzato del traffico insieme ad un soffio di aria gelata che mi gela la mano sinistra. C'e' anche un po'di nebbia, qui è raro.
Tra una passata di curve (ctrl+M), un bilanciamento del magenta (ctrl+B) e una prova col profilo colore (ctrl+shift+K) per il rotooffset, da me pazientemente elaborato dopo un numero imprecisato di tentativi (nero secco, preciso, come piace a me), dipano - mi vergogno un po' a dirlo - un rosario di improperi nei confronti degli autori delle foto, e medito se non sarebbe il caso di istituire il reato di "esercizio abusivo della professione di fotografo" associato al "porto non autorizzato di fotocamera digitale".
In questi giorni sto ritoccando qualche centinaio di fotografie più o meno di recupero (bisogna contenere i costi).
E'un lavoro che, nella sua estrema ripetitività meccanica, mi piace perché mi permette di spegnere alcune zone del cevello mantenendone altre (per un totale di - probabilmente - sedici neuroni) accese e vigili. Non c'e' bisogno di essere 'creativi' in senso stretto, ma di capire quali sono i problemi e risolverli nel miglior modo possibile, cercando un compromesso e evitando di perdere del tempo che, come sempre, stringe. In sottofondo una playlist da ergastolo alla Cayenna.
Photoshop fuma e anch'io, direi troppo: "a nastro" è forse la definizione più corretta.
Sempre meno di Gianluca Neri, devo dire. Da quando ha installato la webcam ho trovato uno che ne fuma più di me. Chi ama brucia. (se questa vi accende il diciassettesimo neurone, avete trent'anni o più).
Anzi, tra un po'devo scendere a comprare le sigarette.
Fuori dalla finestra passano i treni, e dal buco nel vetro (per il condizionatore) lasciato aperto per cambiare l'aria arriva l'eco smorzato del traffico insieme ad un soffio di aria gelata che mi gela la mano sinistra. C'e' anche un po'di nebbia, qui è raro.
Tra una passata di curve (ctrl+M), un bilanciamento del magenta (ctrl+B) e una prova col profilo colore (ctrl+shift+K) per il rotooffset, da me pazientemente elaborato dopo un numero imprecisato di tentativi (nero secco, preciso, come piace a me), dipano - mi vergogno un po' a dirlo - un rosario di improperi nei confronti degli autori delle foto, e medito se non sarebbe il caso di istituire il reato di "esercizio abusivo della professione di fotografo" associato al "porto non autorizzato di fotocamera digitale".
gennaio 11, 2003
Cosa 3?
Ieri sera, si dice in giro, qui c'e' stata la cerimonia di investitura del principe che dovrebbe portarci nuovamente alla vittoria. Lo chiamano "il cinese".
Però.
Dalla firma a Termoli in qua (e sono passati solo cinque anni) si riesce a ricostruirsi una verginità. Chissà come si fa a rimettersi d'accordo coi cobas. Vedremo.
Come tutto quello che, più o meno, parte dal basso, per iniziativa spontanea, è una cosa buona, come si fa a discutere.
E chissà, provandoci, e magari anche credendoci un pochino, potrebbero essere i segnali di un nuovo "Aprile". Una corrente trasversale, fatta soprattutto di impegno e di passione civile. Che muove dalla tanto abusata "società civile" (ma una società incivile è davvero una società ?). Si è già vinto una volta, così. Ma se dovesse succedere di nuovo, sarebbe il caso di ricordarsi gli errori del passato.
E magari la balena rosa dovrebbe capire che non ha più il peso che aveva una volta, né la capacità di dettare delle condizioni. Ma vaglielo a spiegare.
Davanti al Palazzetto dello Sport, ieri sera, si vedevano più che altro i tendoni del Circo Togni. Dietro, magari, c'era la Cosa, ma non l'ho vista.
E per favore non chiamiamola "cosa". E tantomeno "3". Potrebbe essere un marchio registrato, e non mi sta neppure troppo simpatico. O volete per caso convincermi che l'UMTS è di sinistra ?
Ieri sera, si dice in giro, qui c'e' stata la cerimonia di investitura del principe che dovrebbe portarci nuovamente alla vittoria. Lo chiamano "il cinese".
Però.
Dalla firma a Termoli in qua (e sono passati solo cinque anni) si riesce a ricostruirsi una verginità. Chissà come si fa a rimettersi d'accordo coi cobas. Vedremo.
Come tutto quello che, più o meno, parte dal basso, per iniziativa spontanea, è una cosa buona, come si fa a discutere.
E chissà, provandoci, e magari anche credendoci un pochino, potrebbero essere i segnali di un nuovo "Aprile". Una corrente trasversale, fatta soprattutto di impegno e di passione civile. Che muove dalla tanto abusata "società civile" (ma una società incivile è davvero una società ?). Si è già vinto una volta, così. Ma se dovesse succedere di nuovo, sarebbe il caso di ricordarsi gli errori del passato.
E magari la balena rosa dovrebbe capire che non ha più il peso che aveva una volta, né la capacità di dettare delle condizioni. Ma vaglielo a spiegare.
Davanti al Palazzetto dello Sport, ieri sera, si vedevano più che altro i tendoni del Circo Togni. Dietro, magari, c'era la Cosa, ma non l'ho vista.
E per favore non chiamiamola "cosa". E tantomeno "3". Potrebbe essere un marchio registrato, e non mi sta neppure troppo simpatico. O volete per caso convincermi che l'UMTS è di sinistra ?
gennaio 08, 2003
gennaio 07, 2003
Bentornati, bentornati a tutti quelli che hanno passato in ferie gli ultimi quindici giorni e hanno rimesso piede e culo in ufficio e davanti ad un computer solo ora. 'Nnnaggia a voi :P.
E grazie a te per avermi ricordato dell'ufficio marketing della società Sirio, ho trovato una perfetta "opening quote" per una cosina che sto buttando giù. Quel libro può cambiare la vita; goditelo molto.
Thanks for all that fish.
E grazie a te per avermi ricordato dell'ufficio marketing della società Sirio, ho trovato una perfetta "opening quote" per una cosina che sto buttando giù. Quel libro può cambiare la vita; goditelo molto.
Thanks for all that fish.
gennaio 05, 2003
gennaio 02, 2003
E invece no, ancora.
Non vi dirò come ho passato la notte di Capodanno. Ma posso dire che, a sera, Radio Popolare ha ritrasmesso un pezzo di bravura recitato dalla più insospettabile delle persone.
E'qui, e ve lo consiglio qualora abbiate una ventina di minuti liberi. Unica indicazione, come a volte si trova nelle raccole di link: NOT SAFE FOR WORK... non è bello mettersi a ridere come dei pazzi in mezzo all'ambiente di lavoro.
E' un piccolo regalo di inizio anno.
Non vi dirò come ho passato la notte di Capodanno. Ma posso dire che, a sera, Radio Popolare ha ritrasmesso un pezzo di bravura recitato dalla più insospettabile delle persone.
E'qui, e ve lo consiglio qualora abbiate una ventina di minuti liberi. Unica indicazione, come a volte si trova nelle raccole di link: NOT SAFE FOR WORK... non è bello mettersi a ridere come dei pazzi in mezzo all'ambiente di lavoro.
E' un piccolo regalo di inizio anno.
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