siamo tornati, è stato bello.
Soprattutto, ci siamo riappropriati di un ritmo delle cose che non ci apparteneva più: ci svegliamo se e quando, andiamo dove e come, e ricominciamo a guardare le cose con l'occhio giusto, senza sentirci costretti ad analizzare anche le pubblicità sugli autobus.
Dopo dieci giorni dieci, ci guardiamo negli occhi e ci diciamo "ma ti sei accorto/a che non abbiamo mai parlato di lavoro, fin qui ?"
Lo stream di informazioni che ci batte nella testa trecentocinquanta giorni l'anno si era interrotto, quasi per una magia: arrivavano frammenti, preoccupanti, a dire la verità, su luoghi che amiamo inondati dall'acqua, e altri di cui, in tutta onestà, 'ncenepoffregàddemeno, sui vari fenomeni che vanno e che vengono (vado, no resto, no, vado ma poi torno...).
Un'osservazione a un certo punto è venuta fuori, ma solo dopo aver spedito le cartoline di rito: cosa dovrebbe fare il grafico, il designer, il "tennico della comunicazione" quando viaggia ? Forse, portarsi dietro digitale e portatile per tirare su tutto quello che incontra: scritte, targhe, scritte sui muri, anche nei cessi, perché no ? portarsi a casa il typeface di un negozio dell'800, il copy di una pubblicità (carine le loro), il Visual di un albero o di una chiesa, o di un segnale stradale. Piccoli appunti, alla rinfusa, un aggiornamento del taccuino ottocentesco dove si annotavano e schizzavano con pochi segni le cose notevoli, magari per riprenderle con una sporcata di acquerello una volta rientrati... probabilmente si tornerebbe a casa con più idee (e non sono poche quelle che già ci sono), ma sarebbe stato veramente "staccare" come ci meritavamo ?
Piccola nota mentale: non passare MAI da Montpellier. C'e' coda. Sempre.