Liberazione:A detta delle associazioni in nome della salvaguardia delle identità culturali e di uno strano concetto di salute pubblica c'è il rischio che l'assessorato alla Sanità accolga la richiesta di uno dei medici del centro, Omar Abdulkadir.
Actu:Le médecin, Dr Omar Abdulkadir, qui anime le Centre régional pour la prévention et les soins des complications liées aux mutilations génitales féminines du plus grand hôpital de Florence, a soumis sa proposition aux autorités sanitaires de Toscane (centre).
El Mundo:El hospital de Careggi (un popular barrio florentino) ha sido el primer centro europeo que ha solicitado autorización para realizar este tipo de intervenciones y evitar las graves lesiones que en muchos casos sufren las niñas, según ha explicado el ginecólogo somalí Omar Abdulkadir.
Cominciamo.

Avrà preso misure ? Non credo. Qualche disegno preliminare, il modello di carta, come si fa in questi casi, e via di forbici, e macchina da cucire.
Beh, non era molto difficile pensare fin da subito che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di speciale (Dorrie è molto brava); la prima è stata regalata ad un'attrice del giro di femministe di Dorrie, che in quel periodo era impegnata nella rappresentazione dei "Monologhi della Vagina".
Le altre, le tantissime sorelle che sono venute dopo, sono in giro per gli USA. Dorrie adesso le vende (o perlomeno ci prova) in rete; essendo pezzi unici fatti a mano su ordinazione, va da sé che il prezzo è altino. Si va dai 200 ai 400$ per i modelli più elaborati.
Ognuna di esse ha un nome, in generale portano quello di una dea. Quella qui sopra, per esempio, è Fu-ji, dea madre del Giappone. Il monte Fuji, Fujiyama, ha preso il suo nome.
A cosa servono ? è presto detto. Della... beh, di quella cosa se ne parla molto, ma non è che tutti ne abbiano un'idea molto precisa. Fuji e le sue sorelle servono a questo. A insegnare, a educare. Bambini e bambine (e a volte anche i grandi) senza spaventarli.
Hanno anche un'altra funzione, forse più importante. Fuji e le altre parlano. Non come un bambolotto col disco dentro, è chiaro.
(Sono abbastanza vecchio da ricordarmi i gracchianti dischi di celluloide dentro la schiena dei bambolotti delle mie amichette, e abbastanza giovane da non sapere cosa c'è dentro le bambole oggi. Presumo un lettore MP3 con dock opzionale e collegamento Wi-Fi).
Parlano, dicevo, per bocca delle loro proprietarie. Donne vittime di violenza, che si riuniscono per aiutarsi le une con le altre. È più facile ritornare in pace col proprio sé, quando a raccontare la tua storia non sei tu, ma un tu-altro, bello da vedere e piacevole da toccare, con un nome ed un'identità propria.
Se lei esiste, e racconta, tu puoi fare lo stesso, e alla fine guarisci.
Ha avuto una buona idea, Dorrie, dieci anni fa.
Omar è medico, qui a Firenze. Più esattamente, medico ginecologo. Ha una cinquantina d'anni e l'espressione umile.
Tiro a indovinare: probabilmente è arrivato in Italia come studente verso i primi anni '80, quando Craxi versava fondi nelle casse di Siad Barre.
È riuscito a laurearsi e si è anche specializzato. è tornato nel suo paese e (sto sempre ricamando, sia chiaro) ne ha avuto una cocente delusione.
Le strutture della sanità locale non gli permettevano non dico di mantenere lo standard al quale si era abituato da studente, ma di AVERE uno standard. Pochi soldi, poche medicine, qualche strumento vecchio e scassato.
Forse ci ha provato per anni, non voleva andarsene via di nuovo, anche perché sapeva che se fosse ripartito, difficilmente avrebbe mai rivisto il suo paese.
Non so cosa lo abbia convinto. Forse un giorno si è rotto un legame, forse io racconti di qualcuno del suo paese che tornava a trovare i parenti dall?Italia. Forse, lo scoppiare della guerra.
Omar è tornato, immagino, con la famiglia - se ne ha una - e per fortuna con una laurea e una specializzazione italiana in tasca. Avrebbe fatto il medico anche qui.
In un modo o nell'altro, passano gli anni e Omar, nel suo piccolo, fa carriera. Un giorno, lui stesso o qualcuno un po' più in alto, ha un'idea e Omar (buffa, a volte, la vita) da un giorno all'altro si trova a fare lo stesso lavoro di Dorrie, restituendo a sé stesse delle donne, molte delle quali sue compatriote. Con bisturi, forbici, ago e filo, Omar ricostruisce Fuji là dove altre mani avevano tentato di abbatterla.
O perlomeno ci prova, non è mai facile e non è sempre possibile. Soprattutto, Omar fa quello che in mancanza di meglio aveva imparato a fare in Somalia: parla. Parla con le sue pazienti, che ormai sono un mezzo migliaio. E anche lì non è sempre facile. Omar si scontra tutti i giorni con pregiudizi di tutti i generi: per le fiorentine è troppo nero; per le africane, è troppo uomo.
Ma insomma, si barcamena e parla con le sue pazienti, e gli viene un'idea. Sa che potrà continuare tutta la vita a fare ricostruzioni qui, ma sa anche che poi, le sue stesse pazienti un giorno prenderanno un aereo e porteranno loro figlia al paese, e per lui ci sarà, forse, una paziente in più.
Il problema, si potrebbe, si dovrebbe risolvere qua, con quello che qua c'è a disposizione.
Magari, sentendo una delle sue pazienti parlare di quel viaggio (si incontrano spesso, al Centro) gliel'avrà chiesto:
"Ma se, invece, ci pensassi io ?"
"Tu, dottore, e come ?"
"Ti spiego..."
Probabilmente il dottore ci avrà dovuto insistere su un pochino, ma alla fine è andata, potrebbe funzionare.
E qui finisce il raccontino edificante. Luci in sala.
In Italia si trovano, si stima, due milioni di immigrati tra legali e clandestini. Di questi, 40.000 sono donne che provengono da paesi dove si pratica l'infibulazione rituale (Somalia, Eritrea, Nigeria, Sudan principalmente). L'infibulazione ha origini precristiane, ma si è conservata come tradizione nelle comunità cristiane, musulmane e anche ebraiche.
Esistono vari tipi di infibulazione, tutti atroci. Alcuni sono parzialmente reversibili, altri sono irreversibili. Non scendo nei dettagli.
È lo sfacelo - perché è uno sfacelo - di fronte a cui Omar e i medici come lui si trovano, che aguzza l'ingegno. E quello non è ancora niente rispetto a quello che c'è nelle anime delle donne circoncise. (L'infibulazione viene anche detta circoncisione femminile, ma è una reductio - questa sì - a misura di maschio)
Ora, siamo davanti a due possibilità.
Ci barrichiamo dentro il nostro sentirci nel giusto: non possiamo permettere questo orrore, noi non facciamo queste cose, non possiamo, significherebbe avallarle, non si può permettere nessuna mutilazione - anche simbolica - sul corpo di un minorenne, nel nome di un "malinteso relativismo culturale" (Emma Bonino, Rita Levi Montalcini).
Non vogliamo nemmeno sentirne parlare, perché ci impressiona ? È impossibile che di fronte ad un'alternativa accettabile anche da parte di coloro che - dopo mesi e mesi di colloqui e di educazione con Omar e quelli del suo centro - NON rinunciano al fare mutilare le proprie figlie, ci possa essere spazio per il dialogo ?
Allora smettiamo pure di preoccuparci. Ci penserà qualcun altro, la mammana, magari su un tavolo con un cucchiaio e un coltello bene affilati. E non necessariamente in Etiopia o dove, a qualche migliaio di chilometri dalla nostra coscienza. In un qualche appartamento di una delle nostre città, affittato ai poveri extracomunitari da qualche brava persona, a caro prezzo s'intende (ma tanto la Mammana gudagna bene). Come si usava anche da noi, una volta, e come si usa ancora.
Per inciso, da domani la comunità ebraica italiana e quella musulmana sono fuorilegge (mutilazioni...a scopo non terapeutico...su minori...). È una cosa diversa, chiaro, ma è difficile fare dei distinguo per sesso o per religione, soprattutto quando si scrive una legge.
L'altra opzione è : parliamone.
Ma parliamone seriamente, no alla cazzo come si è fatto fino ad ora. È un problema di cultura, dovrà essere la cultura a risolverlo, non la politica, non il giornalismo, non la religione, non la sanità.
Ne restino fuori i Giulianiferrara e le Barbarepalombelli. Questa è una cosa seria. Me l'ha detto Fuji.
Qui il rifiuto o il divieto non servono a nulla, meno che meno quando sono divieti che provengono da culture "altre". Semplicemente, gli rimbalza.
Siamo a un piccolo bivio, uno dei tanti. Le scelte sono la pillola o il ferro da calza. Tertium, temo, non datur.
Dovendo scegliere, scelgo la pillola.