luglio 12, 2003

On ne danse pas plus en rond.

Sur le pont
d'Avignon
on y danse,
on y danse
Sur le pont
d'Avignon
On y danse
tous en rond.

Avignone il fiume che passa fuori delle mura bianche, Avignone i parcheggi che al disgelo diventano fiume anche loro. Avignone il Palazzo dei Papi, che ai bei tempi si sentiva la puzza della merda papale giù per la collina da ben lontano. Avignone la chiesa di Notre Dame du Rocher, dove ho fatto una delle più belle foto che mai. Avignone il Rodano che si divide in due con l'isola della Bartolaccia nel mezzo, Avignone il suo Ponte, che si è diviso in due secoli fa e han pensato che restasse così, tanto.

Avignone la roggia dei mulini e le casine a due piani e le botteghine alternative e i bar. Avignone e gli Arabi, merguez, k'bab, felafel e i greci, moussaka, pita, suvlaki, baklava, e gli Avignonesi, che dicono "ciao" e "sì" e l'Oc e l'Oil e il Provenzale (Prouvenço). Avignone e le rocce bianche sulla strada per Marsiglia e i colli pieni di grano e lavanda su quella per Salon.

Avignone una coppia di Slovacchi, lei soprano che parlava nell'Italiano dell'opera (Je viv... vi... vissi d'arte vissi d'amore vissi, io vissi in ...), lui vivacchiava commerciando macchine usate tra l'Italia e il paese. Altri due anni di quella vita e avrebbero potuto comprare una casa. Buon business, ma troppi Peru.

Avignone un cinema indipendente che si chiama Utopia, che festeggiava i suoi primi venticinque anni, e tutti a fare una festa in costume, e due turisti che si trovano una fetta di torta in mano e un bicchiere di vino e mille sorrisi e la notte a parlare di cinema.

Avignone e un loft di 70 mq alto otto metri con le pareti affrescate e il camino, in vendita al prezzo di un monolocale qui. (uno dei miei rimpianti)
Avignone Place Crillon, con la stradina nel mezzo, i caffé dalle parti e il profumo delle baguette alle sei di sera.

Avignone chissà come se la passano i grafici qui, vedessi mai.

Avignone un presidio davanti al comune, un volantino (non si danno i volantini ai turisti comuni), lo leggo "mais alors vous etes compagnes" "ouè" sorrisone, no pugno alzato, sì bicchiere di vino (e giù trincare).

Avignone il festival quello grande, con gli spettacoli ovunque, Avignone il festival piccolo, off, con gli spettacoli più che ovunque, e i manifesti abusivi legati con lo spago ai pali per strada, inghirlandati gli uni con gli altri. Avignone un salotto un po' più grande con quindici sedie che diventa teatro.

Avignone che diventa tutta, teatro. Avignone che recita, Avignone che canta, suona, balla, piange, ride, per quei quindici giorni su un palcoscenico purchessia.

Avignone che quest'anno teatro non lo è, perché gli attori si sono incazzati. Il mestiere dell'attore è quello di esistere quando serve, a intermittenza.

E quando non serve, quando non ci sono spettacoli ?

Teoricamente cazzi suoi, tanto è artista, gli piace starsene in una soffitta a fare il maudit.

Maudit la bite (la fava), se mi permettete. Les Intermittents quest'anno scendono in piazza, e non salgono sul palco.

Quindi niente festival. Lo spettacolo è finito, andate a casa, non c'è niente da vedere. E si sa come sono i Francesi quando decidono di far sciopero.

Avanti così, compagnes. A proposito, in Italia siamo esattamente nella stessa situazione.