
Molto si dice nella Blogosfera di questo brano, apparentemente prodigioso.
Osserviamo la copertina dell'album, il titolo "Deflorato", l'artista pallido, emaciato, giace apparentemente inanime nella vasca da bagno. Un asciugacapelli da pochi euro lo strumento di un omicidio/suicidio purificatore, la rappresentazione della fine posta, quasi ironicamente, proprio lì, dove l'album inizia.
Decadentismo di maniera? Forse, ma solo per i superficiali che si accontenteranno della prima impressione. Capiamo invece che la vita di questo giovane artista - inusualmente modesto e parco di sé in tempi che privilegiano l'apparire rispetto al fare - comprende invece il proprio background in un milieu incredibilmente denso di arti visive, teatro, situazionismo, performance, comunicazione.
Passiamo all'ascolto. E'evidente, in prima battuta, il timbro di voce profondo e sensuale, richiama alla nostra memoria il David Sylvian dei tempi migliori, i mai troppo rimpianti Japan. (Consigliamo, anzi ordiniamo la cover dell'immortale "Army of Me" della diva Bjork, dal precedente "Voyeur" (2004)).
La produzione è impeccabile: archi e percussioni etniche si fondono con l'elettronica: si colgono gli inconfondibili bassi del TS-808, echi di clavinet: trent'anni di musica condensati in pochi minuti di folle passione. Il trattamento sonoro di alto livello: l'immagine è chiara e perfettamente definita, le basse frequenze prendono allo stomaco.
La domanda è: se le registrazioni autoprodotte ci possono regalare tanto, cosa sarà capace di fare questo giovane artista quando (perché non è di un se, ma di un quando che parliamo, ne siamo certi) verrà affidato da una major illuminata alle mani di un sapiente produttore?
Soffermiamoci un momento, per ultima cosa, sulle parti vocali: seste impertinenti, cita il dotto Sasaki, ma vogliamo rilevare, nelle elaborate armonizzazioni vocali anche brevi modulazioni, quasi gorgheggi, della controparte femminile, tra quarta aumentata, quinta, sesta.
Un richiamo, certamente, alla tradizione vocale popolare dei Balcani (penso per esempio alle evoluzioni - letteralmente - acrobatiche dei tradizionali cori bulgari, con salti di sesta, nona e undicesima su una base ritmica in tempi composti, o alle polivocalità mongole fatteci scoprire da un mai troppo lodato Demetrio Stratos), un esotismo, ed una tecnica mai esibiti volgarmente, ma interiorizzati e riproposti sempre a proposito, elaborandoli in una trama sonora mai sentita prima.
Per ora solo questo possiamo dire: sarà la canzone dell'estate, il disco dell'anno, forse, ma per noi sarà di più: talenti simili non possono, non devono passare inosservati.
Qui ci fermiamo. La verità, è giusto riconoscerlo anche e soprattutto perché il caso è raro, è una sola:
C'è troppa arte in Bukkake, per una sola recensione.