febbraio 05, 2003

La bomba in faccia

E sono passati quasi dieci anni, ma ancora quando va via la luce salto per aria.

So cosa si prova quando arriva vicino.

Era notte, eravamo seduti in piazza a cazzeggiare, una decina, era quasi estate, Piazza Signoria, le turiste carine, qualche chitarra.

1.03.12.00 Buio, improvviso, ovunque.

1.03.12.03 Silenzio.

1.03.12.05 Ci guardiamo negli occhi. Che succede ?

(Era buio, forse c'era la luna, ma ci siamo guardati tutti lo stesso.)

1.03.12.08 Sarà saltata una centralina dell'ENEL.

1.03.12.11 Una vampa di scintille sale da dietro un Palazzo.

1.03.12.12 Che succede ?

1.03.12.13 I fuochi artificiali! Bello, un fuori programma.

1.03.12.16 Ma chi si mette a fare i fuochi alle una di notte ?

1.03.12.18 Che CAZZO sta succedendo ?

alle 1.03.12.19, l'onda d'urto che, a cinquanta metri di distanza, ha già ridotto a un ricordo una famiglia, dato fuoco all'appartamento di studenti in cui brucerà vivo uno che si chiamava come me, e dilaniato una mia collega di università (ma lo scoprirò solo due giorni dopo) con i vetri della finestra della sua camera da letto (e ancora oggi lei NON SA se e quanto ne ha ancora in corpo, perché il vetro è trasparente ai raggi X), arriva.

Unità di tempo e azione, i marroni. La scena del duello tra Neo e l'agente Smith in Matrix, quelle dilatazioni del tempo, sono una sveltina in confronto a quello che succede veramente. Un burst test per i neuroni. Velocità di picco incredibili. In meno di un secondo elabori quello che normalmente te ne richiederebbe dieci, venti, un minuto forse. La vita va a una certa velocità, e noi anche. Se se ne da il caso, andiamo molto più veloci.


Arriva come una mano, una manona d'aria che mi si è appoggiata sul petto e sollevandomi mi ha spostato dolcemente indietro.

Oddio, dolcemente non saprei. Ma non credo che avrei potuto sentire niente. Mi ha fatto fare circa due metri in volo. Da seduto, sul bordo di un marciapiede, ero in piedi, più o meno, con le spalle al muro. Al vetro, per la precisione. Di una banca, blindato. Ha retto. AMO le banche.


Il rumore dell'esplosione.


No, non c'e' stato un "bum". Ricordo piuttosto un "crac", improvviso come il legno che si spezza. E l'eco, che prosegue per chissà quanto, e il tintinnio dei vetri che cadono dai piani superiori. Tutti ci ripariamo la testa con le mani, quel poco che ci cade addosso non fa niente: pezzi piccoli e lenti, la maggior parte finisce all'interno delle case.

A questo punto è quasi finito il primo secondo. E'in queste occasioni che si fa un rapido bilancio. Sono vivo, in piedi, non ho male da nessuna parte, ci vedo e ci sento (insomma).

E da qui in poi, il tempo riprende a passare quasi normalmente.

"Oh, state tutti bene ?" "Tizio, Caio, Sempronio... dov'e' finito Sempronio ?"

"Sempronioooo"

"Sono qui."

"Che cazzo è stato ?"

"Stiamo uniti"

(ora: capisco che te la sei fatta sotto. Sarebbe ipocrita dire che per me non è lo stesso, ma "stiamo uniti"... come ti viene "stiamo uniti" ?)

"Ma che cazzo è stato ?"

"E che ne so ? Uno scaldabagno ?"

"Ciccio, uno scaldabagno non fa mica un lavoro così, sai"

Sai benissimo cosa può essere stato. Non vuoi pensarlo, però.

"Andiamo a vedere"

"E'pericoloso"

"Ma può essersi fatto male qualcuno"

"E se c'e' la seconda ?"

"Dici ?"

"Stiamo uniti"

Comincia ad arrivare gente. Si guardano intorno, smarriti. Qualcuno piange, qualcuno vomita per lo spavento. Io, in questo caso, opto per indossare un più discreto, anche se incontrollabile, tremore.

Passa, a passi tesi, e nervosi, un tipo alto, grosso, biondo, classico turista, con la maglietta bianca, lo zainetto e i jeans. Sa cos'e' successo, sa dove andare e cosa fare, e ce lo dice in faccia. Era in ferie, ma la sfiga ha voluto che stanotte gli toccasse lavorare.



I am a South-African Policeman.
This is A CAR BOMB.
Whatever happens,
DON'T MOVE FROM HERE.



Quattro quintali di tritolo, gentilmente messi a disposizione dal mammasantissima di turno. Una bomba da aereo, praticamente. Il blocco motore della "car bomb" lo hanno trovato incastrato in un muro al secondo piano.



Era il 27 maggio del 93.